La Cassazione ha confermato la responsabilità del conducente di un autobus per la morte di un motociclista, deceduto a seguito dell’incidente verificatosi in prossimità di un incrocio regolato da semaforo. All’accendersi della luce gialla l’autobus avrebbe dovuto fermarsi, in tal modo avrebbe evitato di investire il motociclista

L’incidente si era verificato in un incrocio urbano regolato da semaforo, in pieno giorno con cielo sereno e strada asciutta.

Entrambi i mezzi viaggiavano sulla stessa strada di Roma e nella medesima direzione, sostanzialmente paralleli, scorrendo l’autobus nella corsia centrale, riservata ai bus, tram ed altri mezzi pubblici, mentre la motocicletta percorreva la corsia alla destra dell’autobus. Giunti ad una grande piazza con incrocio regolato da semaforo, l’autobus impegnava l’incrocio – alla velocità di 42 km orari, inferiore rispetto al limite massimo vigente di 50 km orari – mentre il relativo semaforo dava luce arancione; il motociclo, che in precedenza era fermo alla linea di stop, partiva quasi contemporaneamente al pesante mezzo, svoltando verso sinistra alla velocità di circa 22-32 chilometri orari ed andando ad urtare, circa al centro della piazza, contro il fianco destro del pesante mezzo, che lo aveva agganciato e trascinato per più di venti metri: per effetto della caduta e del trascinamento, il motociclista riportava trami che ne causavano la morte.

La Corte di appello di Roma, in integrale riforma della pronuncia di primo grado che aveva assolto l’imputato dal reato di omicidio colposo, lo aveva ritenuto corresponsabile dell’infortunio, in misura percentualmente pari al contributo causale della vittima (50 % ciascuno) che era passata con il rosso.

Ebbene egli, all’accendersi della luce arancione del semaforo quando ancora poteva fermarsi, aveva scelto di non frenare e di attraversare l’incrocio, in una situazione di pericolo in cui, tra l’altro, data la posizione di guida sopraelevata, avrebbe potuto avvistare il motociclista “sfilare” a destra e, appunto, optare per una decisa frenata che avrebbe permesso di fermare il mezzo prima della linea orizzontale dell’incrocio.

Contro tale pronuncia ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato, lamentando tra gli altri motivi, la violazione di legge e il difetto di motivazione.

Dalle dichiarazioni del teste e dalle fotografie in atti, era emerso che egli avesse la visuale destra impedita da un furgone e da altri veicoli in sosta, sicché non avrebbe potuto avvistare il motociclo, passato con il rosso; la sua condotta doveva pertanto, ritenersi rispettosa dell’art. 41 C.d.S., comma 10, secondo cui “Durante il periodo di accensione della luce gialla, i veicoli non possono oltrepassare gli stessi punti stabiliti per l’arresto, di cui al comma 11, a meno che vi si trovino così prossimi, al momento dell’accensione della luce gialla, che non possano più arrestarsi in condizioni di sufficiente sicurezza; in tal caso essi devono sgombrare sollecitamente l’area di intersezione con opportuna prudenza”.

La pronuncia della Cassazione

Il ricorso è infondato e deve essere rigettato” – è quanto hanno stabilito i giudici della Quarta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 37004/2019), che hanno confermato la decisione impugnata perché coerente e immune da vizi.

Ed invero, la Corte di appello, rinnovata correttamente l’istruzione dibattimentale, aveva accertato che il bus si sarebbe potuto fermare ma che, invece, nel concreto, pericoloso, contesto (incrocio urbano con plurime immissioni regolato semaforicamente ed accensione della luce arancione), aveva scelto di non frenare e di attraversare l’incrocio, in una situazione prefigurata come pericolosa dal legislatore (art. 145 C.d.S.) ed in cui, data la posizione di guida sopraelevata, avrebbe potuto avvistare il motociclista “sfilare” a destra e, appunto, optare per decisa frenata che avrebbe sicuramente permesso di fermare il mezzo prima della linea orizzontale dell’incrocio, evitando l’impatto.

La decisione impugnata era, perciò, in linea con i principi di diritto ormai consolidati nella giurisprudenza di legittimità ed ai quali i giudici della Suprema Corte hanno inteso dare continuità:

“In tema di reati commessi con violazione delle norme sulla circolazione stradale, costituisce di per sé condotta negligente l’aver riposto fiducia nel fatto che gli altri utenti della strada si attengano alla prescrizioni del legislatore, poiché le norme sulla circolazione stradale impongono severi doveri di prudenza e diligenza proprio per far fronte a situazioni di pericolo, determinate anche da comportamenti irresponsabili altrui, se prevedibili. (In applicazione del principio, si è ritenuto che il conducente avente diritto di precedenza, nonostante ciò, conservi, nell’approssimarsi ad intersezioni ove possano sopraggiungere altri veicoli, l’obbligo di tenere una condotta adeguatamente prudente, e non può, pertanto, limitarsi ad invocare il comportamento imprudente del conducente sfavorito dal diritto di precedenza, se ordinariamente prevedibile)” (Sez. 4, n. 32202 del 15/07/2010).

E ancora: “L’utente della strada non è responsabile dell’infortunio patito da un terzo anche per colpa di quest’ultimo, soltanto quando la sua condotta risulti immune da qualsiasi addebito, sia sotto il profilo della colpa specifica, che della colpa generica, ponendosi in tal caso come mera occasione dell’evento, e non sua concausa” (Sez. 4, n. 32202 del 15/07/2010.

La redazione giuridica

Leggi anche:

CONDANNATA MENTRE SCENDEVA DALL’AUTOBUS: CONDANNATA L’AZIENDA DI TRASPORTI

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui