Il delitto di sequestro di persona è assorbito in quello di violenza sessuale, quando la privazione della libertà personale della vittima si protrae per il tempo strettamente necessario a commettere l’abuso sessuale

La vicenda

Con sentenza del 10 giugno 2015, il Tribunale di Firenze assolveva l’imputato dal reato di sequestro di persona aggravato ai sensi dell’art. 61 c.p., n. 2, perché il fatto non sussiste e dichiarava, invece, non doversi procedere in ordine all’ulteriore reato (continuato) di violenza sessuale, perché l’azione penale non poteva essere esercitata per difetto di una tempestiva querela.

Il nucleo essenziale delle imputazioni elevate a carico dell’imputato consistevano nell’avere, in qualità di direttore di un centro per equitazione, costretto a subire atti sessuali approfittando della sua condizione di dipendenza, una giovane ragazza di appena diciotto anni, allieva di un corso per diventare insegnante di equitazione.

I fatti contestati si verificavano per diversi mesi, con frequenza pressoché giornaliera.

L’uomo era anche accusato di sequestro di persona, per aver, al fine di commettere il predetto reato, chiuso a chiave (con due mandate) la vittima, in una stanza che ella conosceva e, mettendosi la chiave in tasca, l’aveva privata della libertà personale.

Il 5 giugno 2018 si concludeva anche il processo di secondo grado dinanzi alla Corte di appello di Firenze, che, in riforma della pronuncia di primo grado, appellata sia dal P.M. presso la Procura della Repubblica di Firenze, sia dalla costituita parte civile, dichiarava non doversi procedere nei confronti dell’imputato per il solo reato di sequestro di persona, in quanto estinto per intervenuta prescrizione; lo condannava invece, alla pena di anni 1 e mesi 10 di reclusione, in ordine al residuo reato di cui agli artt. 81 e 609 bis c.p., ritenuta sussistente l’attenuante della minore gravità, e al risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, in favore della parte civile, a beneficio della quale era stata riconosciuta una provvisionale  di cinquemila Euro.

Il ricorso per Cassazione

Contro la sentenza della Corte di appello toscana, la difesa ha proposto ricorso per Cassazione, sollevando tra gli altri motivi, l’erronea applicazione dell’art. 605 c.p., posto che il reato di sequestro di persona doveva ritenersi assorbito nel reato di violenza sessuale, in quanto la condotta di chiusura a chiave della porta dell’ufficio con due mandate non aveva una rilevanza autonoma, essendo seguita immediatamente dalle asserite violenze sessuali, realizzate proprio dopo la chiusura della porta. Stante la contemporaneità delle condotte, – a detta del ricorrente – doveva concludersi che il sequestro di persona fosse assorbito nella successiva condotta ex art. 609 bis c.p..

Il motivo è stato accolto perché fondato.

I giudici della Terza Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 38014/2019) al riguardo, hanno affermato che il comportamento dell’imputato, per quanto astrattamente idoneo a integrare la fattispecie di cui all’art. 605 c.p., stante l’avvenuta privazione della libertà subita dalla diciottenne, risultasse tuttavia, destinato a essere assorbito nella successiva e più grave condotta di violenza sessuale.

La giurisprudenza della Suprema Corte ha infatti, già avuto modo di osservare che “in tema di concorso di reati, il delitto di sequestro di persona è assorbito in quello di violenza sessuale, quando la privazione della libertà personale della vittima si protrae per il tempo strettamente necessario a commettere l’abuso sessuale, come avvenuto nel caso di specie, stante la sostanziale concomitanza tra sequestro e abusi sessuali” (Sez. 3, n. 15068 del 12/03/2009).

La decisione

Pur in presenza della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, la sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio, in relazione alla ritenuta configurabilità autonoma del reato di sequestro di persona contestato, essendo stato assorbito nel reato di violenza sessuale.

Tale statuizione –hanno aggiunto gli Ermellini – non incide sul regime di procedibilità d’ufficio del reato ex art. 609 bis c.p. e connesso a quello di sequestro di persona, posto che, come già chiarito dalla giurisprudenza (Sez. 3, n. 56666 del 21/09/2018), l’estensione del regime della perseguibilità di ufficio ai delitti di violenza sessuale, prevista dall’art. 609 septies c.p., comma 4, n. 4, viene meno solo a seguito dell’accertamento della insussistenza del fatto di cui alla imputazione per il reato connesso, mentre ogni altra formula di proscioglimento non fa venire meno la perseguibilità di ufficio del reato sessuale.

“Ora, l’assorbimento del reato di sequestro di persona nel delitto di violenza sessuale non può essere equiparato a una vera e propria declaratoria di non sussistenza del fatto, atteso che la fattispecie di cui all’art. 605 c.p., la cui connessione con il reato ex art. 609 bis c.p. determina la procedibilità d’ufficio di quest’ultimo reato, deve ritenersi comunque ravvisabile nella sua dimensione naturalistica, perdendo autonomia giuridica solo in considerazione della prevalenza fattuale e specializzante della concorrente fattispecie criminosa”.

Avv. Sabrina Caporale

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