Al terzo trasportato viene accertato il danno biologico permanente nella misura del 21%, ma il risarcimento viene decurtato del 50% per il mancato utilizzo della cintura di sicurezza (Tribunale di Milano, Sez. X, Sentenza n. 3960/2021 del 11/05/2021- RG n. 969/2018)

La vittima del sinistro stradale cita a giudizio la Compagnia d’Assicurazione e il proprietario del veicolo responsabile affermando che: in data 13/7/2014 alle ore 2.30, in Cinisello Balsamo, ad una intersezione viaggiava in qualità di trasportato allorquando il conducente non si avvedeva per tempo della segnaletica indicante di dare precedenza ed andava a collidere con altro veicolo.

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-Legale.

All’esito dell’istruttoria, il Tribunale osserva che le richieste di prova orale dell’attore e della Compagnia assicuratrice sono inammissibili in quanto valutative o documentali.

Ed ancora, secondo la giurisprudenza, in materia di responsabilità derivante dalla circolazione dei veicoli, l’art. 2054 c.c. esprime principi di carattere generale , applicabili anche ai trasportati.

Di talché, constatato che il conducente e il proprietario del veicolo su cui era trasportato l’attore non si sono costituiti in giudizio, ne consegue mancato assolvimento dell’onere probatorio su di essi gravante.

La CTU Medico-Legale ha accertato:

  • a seguito dell’incidente del 13.7.14 il periziando ha riportato una frattura della tibia dx, una frattura scomposta pluriframmentaria del femore dx associate a deficit dell’estensore dell’alluce, ed una frattura marginale articolare della base del 3° raggio mano dx;
  • ne è derivato in ambito biologico un periodo di malattia traumatica comportante:
  • inabilità temporanea totale di gg. 68;
  • inabilità temporanea parziale alla media del 75 % di giorni 80;
  • inabilità temporanea parziale alla media del 50 % di giorni 80;
  • inabilità temporanea parziale alla media del 25 % di giorni 180;
  • residuano postumi stabilizzati che concretizzano un danno biologico permanente nella misura del 21,5 %;
  • sono in atti documentate spese di cura di euro 1.181.23, pertinenti, che hanno titolo per congruità al risarcimento e non si prevedono spese di cura future

Il Tribunale condivide le conclusioni della CTU e per la monetizzazione del danno utilizza le Tabelle milanesi.

Il danno non patrimoniale viene liquidato in euro 83.896,50 per il danno permanente – di cui euro 61.454,00 in relazione alla componente di danno biologico ed euro 22.442,50 in relazione alla componente relativa alla sofferenza soggettiva interiore – nonché in euro 21.087,00 per il danno temporaneo, e quindi per un totale di euro 104.983,50.

Il Tribunale respinge la richiesta di personalizzazione del danno non patrimoniale, perché non risultano allegate dalla parte attorea specifiche circostanze particolari integranti la sussistenza in capo all’odierno attore di conseguenze più gravi di quelle ordinariamente derivanti dalla tipologia di danno accertato.

Egualmente non viene riconosciuta la lamentata invalidità lavorativa specifica, poiché il CTU non ha accertato una riduzione della capacità di lavoro in capo all’odierno attore.

All’importo di euro 104.983,50 deve essere aggiunto l’importo di euro 1.181.23 per spese mediche riconosciute congrue, addivenendosi all’importo complessivo di euro 106.164,73.

Viene riconosciuta una percentuale di concorso di colpa dell’attore nella misura del 50%, essendo lo stesso al momento del sinistro privo di cinture di sicurezza, pertanto l’importo liquidato deve essere decurtato in base alla percentuale di responsabilità riconosciuta al danneggiato.

Ed ancora, devono essere detratte le somme di euro 16.000,00 e di euro 32.500,00 già incamerate dall’attore dalla Compagnia assicuratrice e dalla personale polizza infortuni.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate in euro 545,00 per esborsi ed euro 2.430,00 per compenso professionale, oltre accessori.

Le spese di CTU vengono poste a carico dei convenuti.

Avv. Emanuela Foligno

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