Prosegue la polemica di Smi contro Sisac. Per il sindacato, sono stati procurati gravi danni patrimoniali e di immagine.
Non si placano le polemiche di Smi contro Sisac. Oggi, il sindacato dei medici italiani ha diffuso una nota.
In essa si legge: “La SISAC – Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati – in persona del coordinatore Dott.re Vincenzo Pomo l’11 settembre 2018 ha emesso la nota Prot. N. 595/2018 con cui comunicava a tutti gli Enti Locali e a tutte le Amministrazioni Sanitarie italiane: ‘la sospensione della rappresentatività sindacale dello SMI – SINDACATO MEDICI ITALIANI’”.
In essa, come noto, si dava indicazione alle Amministrazioni interessate “di sospendere l’assegnazione delle prerogative sindacali”.
Inoltre, si chiedeva “di trattenere le eventuali quote connesse al rilascio della delega sindacale in attesa di riversarle in favore degli effettivi aventi diritto”.
Come ricordato dallo Smi, tale decisione è stata assunta in seguito “a una comunicazione che SISAC avrebbe ricevuto da figura appartenente al SMI, la quale avrebbe generato confusione circa la legale rappresentanza del sindacato”.
A quel punto Sisac, “ha ritenuto di poter concludere che lo SMI avrebbe perso la sua rappresentatività e ciò senza dare conto del contenuto e del valore della missiva ricevuta. L’atto compiuto da SISAC è abnorme in quanto si pone al di fuori dei poteri che la legge le riconosce”, chiarisce la nota.
Nella polemica dello Smi contro Sisac, il sindacato ricorda che quest’ultima è di fatto controparte contrattuale dello SMI, e pertanto “si colloca in posizione paritetica ai sindacati e non in posizione sovraordinata”.
Tuttavia, con tale decisione, “è entrata nel merito di questioni interne al sindacato stesso, giungendo a mettere in discussione a chi spetti la legale rappresentanza dell’Ente”.
Come spiega la nota di Smi, il sindacato per tali motivi, il 26 settembre 2018, ricorreva contro SISAC dinanzi al Tribunale di Roma per condotta antisindacale ed impugnava l’atto al TAR Lazio.
“Tale illegittima limitazione – prosegue la nota – ha arrecato e sta arrecando allo SMI ed ai suoi associati gravissimi danni patrimoniali e di immagine”.
Danni per i quali “il 12 ottobre scorso lo SMI ha citato in giudizio la SISAC e il Dott.re Vincenzo Pomo in qualità di coordinatore, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale e di immagine, quantificato in 10 milioni di euro”.
Il sindacato, conclude la nota, afferma poi che il Sisac così come nessun altro soggetto, potrà
negare i diritti sindacali, legittimamente espressi e con la piena rappresentanza allo SMI.
Lo Smi di dichiara “una forza sindacale che agisce a difesa della dignità della professione medica, per la tutela della salute dei cittadini e per la difesa del carattere pubblico del Servizio Sanitario Nazionale”.
A chiusura della nota, il sindacato afferma: “i fatti ci daranno ragione e ogni singolo iscritto del nostro sindacato sarà risarcito per il danno d’immagine che ha subito l’associazione a cui appartiene”.
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