La malattia professionale è inquadrabile nella previsione di cui al la voce 23, sub b) della tabella delle malattie professionali, quale patologia da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori (Tribunale di Teramo, Sez. Lavoro, Sentenza n. 483/2021 del 20/10/2021 RG n. 692/2020)

Il lavoratore chiama a giudizio l’Inail invocando l’indennizzo/rendita ex art.13 comma 2 D.Lgs.23.02.2000 n.38 per malattia professionale (sovraccarico biomeccanico degli arti e sindrome del tunne carpale) contratta nell’esercizio ed a causa della sua abituale attività lavorativa, vantando postumi invalidanti permanenti.

L’Inail contesta l’esistenza di un’esposizione al rischio, in ragione del modesto sovraccarico biomeccanico agli arti superiori e riportandosi ai risultati degli accertamenti sanitari espletati dalla Consulenza dell’Istituto .

Il Giudice preliminarmente evidenzia che, mentre per le malattie tabellate, ove il lavoratore dimostri di essere affetto da una delle malattie indicate in tabella per essere stato addetto a una delle lavorazioni considerate idonee a cagionare quella malattia, lo stesso lavoratore resta dispensato dall’onere circa la sussistenza del nesso di causalità, nei caso di malattia non tabellata, il lavoratore deve prima allegare e poi dimostrare la concreta esposizione a rischio, in modo che, ove l’analisi medica rilevi l’esistenza della malattia, sia possibile accertare il nesso eziologico, ossia che proprio l’attività espletata, come provata, sia stata la causa della genesi e dello sviluppo della malattia.

Ciò detto, l’origine professionale della malattia e l’esposizione a rischio del ricorrente risultano dimostrati dalle prove testimoniali.

I testi hanno affermato che, per quanto riguarda l ‘attività lavorativa più recente, svolta dal 2016 presso lo stabilimento si verifica una sollecitazione delle mani in particolare per mantenere sollevata la pistola delle pompe di lavaggio e nel sollevamento dei telai e delle cassette delle uova.

Il CTU ha rilevato che: “la ricorrente è stata esposta al rischio di contrarre la malattia professionale, nonostante nel documento di valutazione dei rischi consultato fosse prevista l ‘adozione di misure di sorveglianza sanitaria mirate; la patologia riscontrata a carico della ricorrente è causalmente compatibile con la prolungata azione dei fattori di rischio cui essa è stata esposta nell ‘ambiente lavorativo, in ragione della presenza di elementi valutabili in base alla stessa pubblicazione “I disturbi muscolo scheletrici in ambito lavorativo “, edizione 2012, come significativi, quali la prolungata durata del compito lavorativo (in specie in attività di preparazione di confezioni e di imballo) , la frequenza e ripetitività delle azioni lavorative, l’elevata forza impiegata e l’incongrua postura, nonché in relazione a fattori complementari di rischio, quali l ‘esposizione al freddo e l’uso di attrezzature di lavoro non ergonomiche.”

Ebbene, il Tribunale ritiene sussistente la prova sufficiente del carattere professionale della malattia denunciata.

Il CTU ha ulteriormente specificato che: “La malattia professionale è inquadrabile nella previsione di cui al la voce 23, sub b) della tabella delle malattie professionali, quale patologia da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, l’incidenza invalidante di detta tecnopatia è nella misura del 7% con decorrenza dalla data di presentazione della domanda amministrativa .”

Per tali ragioni, in considerazione delle conclusioni del CTU, che il Tribunale condivide, vengono ritenuti accertati i requisiti del lavoratore necessari per la prestazione previdenziale richiesta a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda amministrativa.

L’Inail viene condannato alla erogazione, in favore della parte ricorrente, dell’indennizzo di cui all’art.13 comma 2 lett.A del D.Lgs.23.02.2000 n.38, commisurato all’accertato grado di inabilità del 7% secondo quanto previsto dalla “tabella indennizzo danno biologico “, con percentuale complessiva pari a l 14% in concorso con precedente tecnopatia.

Conclusivamente il Tribunale, accoglie il ricorso e dichiara che il lavoratore è affetto/a da sindrome del tunnel carpale di destra, di origine professionale che comporta una menomazione della integrità psico -fisica della persona (c.d.danno biologico) nella misura del 7% con decorrenza dalla data di presentazione della domanda; condanna l’INAIL alla corresponsione dell’indennizzo di cui all’art.13 comma 2 lett.A del D.Lgs.23.02.2000 n.38, commisurato all’accertato grado di inabilità secondo quanto previsto dalla “tabella indennizzo danno biologico ” di cui al D.M.12.07.2000, oltre ad interessi legali e rivalutazione monetaria da liquidarsi a partire dalla data di reiezione della domanda amministrativa o comunque dal centoventunesimo giorno successivo alla data di presentazione della stessa, ovvero dalla data in cui è insorto il diritto alle prestazioni, se posteriore.

Condanna, inoltre, l’Inail a rifondere alla parte attrice le spese del giudizio liquidate in euro.2.500,00, oltre spese generali e accessori; pone a carico dell’Inail le spese di CTU Medico-Legale.

Avv. Emanuela Foligno

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