L’infedeltà del coniuge da luogo al risarcimento del danno quando oltrepassa i limiti dell’offesa e lede la dignità della persona dell’altro coniuge (Corte di Appello di Roma, sentenza n. 5656 del 16 novembre 2020)

Il marito, in riforma parziale della sentenza n.17290/2017 del Tribunale di Roma, impugna in appello e chiede la modifica parziale della sentenza accogliendo la richiesta di addebito in capo alla moglie per grave violazione dei doveri nascenti dal matrimonio e la modifica dell’assegno di mantenimento di euro 300,00 in capo alla stessa, oltre al risarcimento del danno per lesione alla dignità e alla reputazione.

Il Tribunale di Roma, nel procedimento di separazione personale dei coniugi, respingeva le pretese risarcitorie reciprocamente svolte dai coniugi e le domande di addebito, affidava i 2 figli minori a entrambi i genitori e assegnava la casa coniugale alla moglie.

Il Tribunale riteneva, anche sulla scorta della CTU espletata, che i comportamenti vessatori e denigratori del marito e la presunta infedeltà del coniuge fossero riconducibili a un clima di tensioni familiari e di forte incompatibilità caratteriale tra i coniugi.

Il marito nella proposizione d’appello evidenzia che il Giudice di primo grado non considerava la documentazione prodotta che comprovava la relazione extraconiugale della moglie e che non dava corretto rilievo alle risultanze della CTU che metteva in luce come la frattura del rapporto coniugale sia da ricollegare alla condizione di disaffezione della moglie nei confronti del marito.

Evidenzia, inoltre, che il riconoscimento del contributo al mantenimento della moglie è ingiusto in quanto la donna gode di reddito da lavoro dipendente, in qualità di insegnante presso un istituto superiore, ed è proprietaria di due immobili prestigiosi.

La donna, per contro, sostiene nell’atto di costituzione di avere vissuto anni terribili con il marito fatti di soprusi, violenze psicologiche, vessazioni e annullamento della sua personalità, tanto che si vedeva costretta e denunziare il marito per il reato di stalking.

Riguardo la dichiarazione di addebito inerente la relazione extraconiugale della moglie la Corte esamina le prove prodotte dal marito.

Gli SMS scambiati tra la donna e l’amante sono considerati inequivocabili. Inoltre la conferma della relazione extraconiugale si apprende anche dalla CTU laddove viene specificato: “ la sig.ra  appare “arrabbiata” e risentita verso l’ex marito, in quanto lo ritiene in un certo senso responsabile di averla portata ad agire un tradimento; azione che contrasta con l’immagine che aveva costruito di se.         la situazione di infelicità, in cui ha dichiarato di essersi trovata nella relazione coniugale  tuttavia la hanno resa fragile e disponibile verso una persona cui ha sentito di poter affidare la propria gratificazione affettiva” ……”il tradimento diventa apparentemente un modo per uscire da una condizione di dipendenza e frustrazione ed acquisire un ruolo up nella relazione. In questa conflittualità i figli sono stati ampiamente coinvolti sia per la configurazione stessa della crisi  che per l’età… “.

La donna, quindi, ha violato i doveri coniugali, violazione grave al punto di determinare l’intollerabilità della convivenza.

Tuttavia ciò non è sufficiente per la declaratoria di addebito poiché si deve verificare la sussistenza del nesso di causalità fra l’infedeltà e la crisi del rapporto di coppia.

Al riguardo, viene ritenuto che tale efficienza causale sussiste, visto che la donna non è riuscita a fornire prova della crisi coniugale già  in atto al momento del tradimento e dei dedotti comportamenti vessatori e denigratori posti in essere dal marito nel corso della vita matrimoniale.

La CTU, pur dando atto di come l ‘esperienza affettiva possa essere risultata per entrambi frustrante, non evidenzia una conflittualità estranea alla fisiologica dinamica coniugale, a  differenza di quanto accaduto nel periodo immediatamente successivo alla scoperta del tradimento che ha registrato episodi di rabbia incontrollata da parte del marito.

La documentazione sanitaria prodotta dal marito dimostra che la notizia del tradimento ha costituito un evento del tutto inaspettato a riprova del fatto che la vita coniugale fino a quel momento non era in crisi, ovvero non era palesata nessuna crisi.

Ne consegue che accertati i comportamenti contrari  ai doveri coniugali tenuti dalla moglie rispetto alla crisi di coppia, si impone la declaratoria di addebito della responsabilità della separazione alla stessa.

Ergo, ne segue la negazione del diritto della donna all’assegno di mantenimento, che va quindi revocato con decorrenza dalla domanda.

Il relativo risarcimento del danno richiesto dal marito viene respinto dalla Corte.

Il danno, viene specificato, deve concretizzarsi nella compromissione di un interesse costituzionalmente protetto.

Ciò può verificarsi  ove si dimostri che l’infedeltà, per le sue modalità e in relazione alla specificità della fattispecie, abbia dato luogo a lesione della salute del coniuge o abbia posto in essere comportamenti che oltrepassano i limiti dell’offesa e che siano specificamente idonei a ledere la dignità  della persona dell’altro coniuge.

Senza una specifica e concreta prova, non rileva di per sé sola la circostanza che la relazione extraconiugale della moglie sia divenuta pubblica a causa del fatto che gli amanti non lesinano in pubblico comportamenti affettuosi e inequivocabili.

Pertanto, considerato che il danno da violazione dei doveri matrimoniali non può ritenersi in re ipsa , deve negarsi il risarcimento del danno, atteso che, a prescindere dalla decisività della circostanza allegata,  il danneggiato non ha assolto all’onere di provare l’evento dannoso che assume patito .

In conclusione, la Corte d’Appello di Roma dichiara che la separazione è addebitabile alla moglie revocandole l’assegno di mantenimento.

Avv. Emanuela Foligno

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