La Corte d’appello di Ancona aveva condannato l’imputato alla pena di giustizia per essersi rifiutato di sottoporsi all’accertamento dello stato di alterazione da stupefacenti

L’uomo era stato fermato a seguito del rilievo del superamento del limite di velocità da parte degli agenti di polizia municipale; sottoposto al drug test, tramite l’apparecchiatura Drug Test 5000, era risultato positivo all’assunzione di sostanze stupefacenti e perciò inviato ad effettuare un prelievo di sangue presso il Pronto soccorso; ma a tale invito egli oppose il suo rifiuto.  

La ricostruzione dell’intera vicenda era stata possibile grazie alle dichiarazioni dell’unico teste, il tenente della polizia municipale, che aveva proceduto al controllo.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’imputato, a mezzo del proprio difensore di fiducia.

Con l’unico motivo, il ricorrente lamentava la violazione della legge penale in relazione al disposto dell’art. 187 C.d.S. e insisteva per il riconoscimento della legittimità del suo comportamento, posto che egli non si era rifiutato di sottoporsi al “Drug Test 5000”, ma solo di recarsi presso una struttura sanitaria, dopo che era stata già accertata l’assunzione da parte sua di sostanza stupefacente.

Ma la Quarta Sezione Penale della Cassazione (sentenza n. 34797/2019) ha dichiarato il ricorso inammissibile.

L’introduzione del comma 2 bis nel corpo dell’art. 187 C.d.S. ha modificato le modalità di accertamento dell’assunzione di stupefacenti.

Ed infatti, quando gli accertamenti di tipo qualitativo non invasivi o la prova effettuata, anche attraverso apparecchi portatili diano esito positivo, ovvero si possa altrimenti ravvisare un ragionevole motivo di ritenere che il conducente del veicolo si trovi sotto l’effetto conseguente all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope, è possibile sottoporre l’interessato ad accertamenti clinico tossicologici e strumentali, o analitici, su campioni di mucosa o di fluido del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia.

Solo qualora non sia possibile effettuare il prelievo a cura del detto personale, o quando il conducente rifiuti di sottoporsi a tale prelievo (in presenza degli elementi utili già acquisiti secondo il comma 2), gli agenti di polizia stradale possono accompagnarlo presso strutture sanitarie fisse o mobili afferenti alla polizia stradale, o presso strutture sanitarie pubbliche o presso quelle accreditate o comunque equiparate. In questo caso, il rifiuto del conducente di sottoporsi agli accertamenti previsti dalla norma integra la contravvenzione di cui all’ottavo comma dell’art. 187 C.d.S..

La configurazione del reato

Dunque, effettivamente, per potersi configurare la condotta di reato appena descritta è necessario che le forze di polizia operino secondo la procedura prevista dalla norma, essendo legittima la richiesta di accertamento presso una struttura ospedaliera, solo quando si sia in presenza di una delle ipotesi di cui al secondo comma, ovverosia di positivi accertamenti non invasivi, o di positive verifiche strumentali o di ragionevoli motivi che inducano a ritenere che il soggetto si trovi sotto l’effetto di sostanze droganti.

In questi casi può essere formulata la richiesta all’interessato di sottoporsi, “nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica (…) ad accertamenti clinico-tossicologici e strumentali o analitici su campioni di mucosa del cavo orale prelevati a cura di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia.”. E quando ciò non sia possibile, o nel caso in cui “il conducente rifiuti di sottoporsi a tale prelievo, gli agenti di polizia stradale (…) accompagnano il conducente presso strutture sanitarie fisse o mobili afferenti ai suddetti organi di polizia stradale ovvero presso le strutture sanitarie pubbliche (…) per il prelievo di campioni di liquidi biologici ai fini dell’effettuazione degli esami necessari ad accertare la presenza di sostanze stupefacenti o psicotrope”.

La norma delinea perfettamente la scansione procedimentale, al fine di assicurare da una parte, l’accertamento dell’assunzione di stupefacenti, per evitare danni all’incolumità altrui, dall’altra, di evitare il pericolo che le relative operazioni si risolvano in azioni arbitrarie delle forze di polizia.

Ed invero, posto che l’accompagnamento presso una struttura sanitaria per la sottoposizione alle analisi è comunque una limitazione della libertà personale, che necessita di regolamentazione, esso viene giustificato solo allorquando l’interesse all’incolumità pubblica si dimostri in concreto prevalente, sussistendo indici specifici, emergenti dalle prove di cui al secondo comma, o ragionevoli motivi che inducano a ritenere l’utilizzo di stupefacenti.

Sicché la sottoposizione ai controlli di cui al comma 2 bis o, nell’impossibilità l’avvio presso una struttura, ai sensi del comma 3, non sono giustificati in assenza degli indici di cui al comma 2.

In definitiva la Corte di Cassazione ha stabilito che chi “si sia sottoposto al primo accertamento non invasivo finalizzato all’eventuale prosecuzione dell’accertamento con le modalità del comma 2 bis ed eventualmente del comma 3, non può legittimamente opporre rifiuto alle successive analisi, senza integrare il reato di cui al comma 8”.

Dunque, correttamente, la Corte territoriale aveva ritenuto che la condotta tenuta dall’imputato integrasse il reato ascrittogli, avendo il medesimo rifiutato di sottoporsi agli accertamenti di cui al comma 3, in assenza di personale sanitario ausiliario delle forze di polizia che potesse procedere direttamente, senza accompagnare l’interessato presso un presidio ospedaliero.

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Avv. Sabrina Caporale

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