Un medico è finito a processo con l’accusa di lesioni colpose: in un paziente che aveva in cura si sarebbe “riattivata” la tbc ormai debellata a causa di un farmaco da lui prescritto.
Un uomo di 36 anni, pugliese ma in cura a Cisanello, ha accusato il proprio medico di lesioni colpose: la causa sarebbe una tbc riattivata da un farmaco che lo stesso sanitario gli aveva prescritto.
Ma andiamo ai fatti.
Il paziente aveva incontrato lo specialista e gli aveva illustrato i suoi problemi. A sostegno di ciò ci sono le analisi e la diagnosi. All’uomo occorreva un farmaco che il medico regolarmente prescrive. Ma a lungo andare, la sua assunzione porta alla conseguenza che ha innescato questa vicenda giudiziaria: tbc riattivata da un farmaco.
Già, perché la medicina più che incidere sulla causa della malattia per cui si era rivolto nel centro specializzato, fa riemergere una grave malattia del passato.
Un vero e proprio incubo che il 36enne pensava di aver se non debellato, almeno domato per sempre: la tubercolosi.
Le analisi confermano i dubbi e certificano la tbc riattivata da un farmaco. I sintomi sono infatti inequivocabili.
Quando il paziente viene informato della causa scatenante della recidiva di Tbc si è immediatamente affidato a un legale per querelare il medico.
Il medico, a sua discolpa, sostiene di non aver mai ricevuto informazioni sulla tubercolosi giovanile del paziente. Questi, al contrario, nella denuncia sottolinea di aver riferito allo specialista il suo pregresso con la Tbc rimasta latente e sotto controllo per anni.
Per l’accusa, dunque, il medico ha ignorato o sottovalutato i possibili effetti collaterali del farmaco poi somministrato al paziente. Di qui l’accusa di lesioni personali da cui dovrà difendersi in Tribunale.
Il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni, infatti, ha disposto la citazione diretta a giudizio del professionista con l’accusa di lesioni colpose gravi.
Il medico, assistito dall’avvocato Patrizio Pugliese, comparirà a marzo davanti al giudice monocratico Paola Giovannelli.
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