Il sottoscritto ne ha conosciuti veramente pochi di consulenti in grado di gestire un tentativo di conciliazione. E, per consolarmi, non solo in medicina!

Oggi finisce il corso di medicina legale gestito dall’Accademia della Medicina Legale e il tema è proprio quello di dare una linea guida su come si possa gestire con razionalità un tentativo di conciliazione in un 696bis o comunque in un giudizio di merito.

Imprecisione e parziale conoscenza delle “regole del gioco” rappresentano il vulnus della conciliazione.

Esistono Giudici che hanno solo un obiettivo, quello di far conciliare le parti anche dopo una ctu chiara e precisa in termini di responsabilità e di quantum; ci sono poi ctu a cui interessa solo esprimere la propria opinione per aumentare il proprio “peso” presso terzi.

Ma esiste una via maestra o almeno una via di mezzo?

Sarò un ottimista, ma penso proprio di si. E lo sapete qual è il problema?

Sbaglio se affermo che ci vuole amore per ogni cosa che si fà? E sbaglio se penso che serva la voglia di essere i migliori nella propria professione?

E per “essere i migliori” non intendo essere i più furbi, ma essere i più consapevoli e profondi conoscitori delle regole del gioco.

Eppure è bello sentirsi dire “bravo”, “che persona in gamba” che “talento!

Ma esiste ancora questa sensibilità nei consulenti tecnici?

Se penso che nella prima ondata pandemica tutti quelli rimasti a casa non hanno cercato di smaltire il lavoro arretrato, mi vengono davvero molti dubbi.

Ma da ottimista quale sono pronto a pensare positivo, e non solo per tirare avanti, ma per cambiare le prassi distorte che sono una pugnalata al cuore.

Ce la faremo? Boh, ma conviene provarci per non doversi mai pentire in futuro di non averlo fatto.

Carmelo dr. Galipò

(Presidente dell’Accademia della Medicina Legale)

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