Può un Giudice proporre il seguente quesito al collegio peritale: “accerti il ctu se la terapia eseguita era astrattamente idonea….”? Il paziente merita dal medico una terapia astrattamente idonea o una perfetta attenzione scientifica?

Ora vi elenco due tipologie di quesiti sull’argomento:

  1. se il trattamento sanitario prescelto dai medici dell’Ospedale convenuto poteva ritenersi astrattamente adeguato rispetto al caso specifico, avuto riguardo alla diagnosi correttamente e tempestivamente formulata e ai rimedi comunemente praticati secondo la migliore scienza ed esperienza medico-chirurgica del tempo;
  2. verifichi, quindi, il Consulente Tecnico d’Ufficio, in base alla situazione preesistente desumibile dalla documentazione prodotta in giudizio, nonché alla luce delle deduzioni di parte, se l’intervento di parto prescelto fosse o meno, in astratto, quello adeguato, in base agli ordinari criteri della diligenza professionale. In particolare, accerti il Consulente Tecnico d’Ufficio se:
    • dagli esami svolti emergessero indici di una situazione di difficoltà del feto suscettibili di essere interpretati in termini di “sofferenza fetale “ e valevoli, pertanto, da imporre l’immediato ricorso ad un intervento di taglio cesareo;
    • la scelta relativa alle modalità di parto effettuate risultasse adeguata sia rispetto alle condizioni del feto al momento del parto, sia ai dati emergenti dagli esami svolti.

Adesso se leggete questi due quesiti non potrete non osservare come il concetto “astrattamente adeguato” ricorra in entrambi; ma quale dei due è più adeguato?

Prima di rispondere a questa domanda facciamo un’altra considerazione. Il paziente ha diritto a un trattamento astrattamente adeguato o al migliore trattamento medico?

E’ consolidato in giurisprudenza che il paziente abbia il diritto di richiedere il miglior trattamento in quanto il risultato atteso deve essere quello migliore e non quello sufficiente.

Se partiamo da questa considerazione una “terapia astrattamente idonea” la possiamo “donare” al nostro nemico e non a un paziente che soffre a causa delle conseguenze di un processo patologico.

Insomma il primo quesito è errato e certamente “induce in tentazione” il ctu che ha predisposizione a difendere il medico; il secondo, anche se parte male si corregge con le successive due richieste specifiche.

Con questo articolo volevo solo stimolare ogni ctu e ogni Giudice alla riflessione, con nessun secondo fine. Meditate gente, meditate!

Dr. Carmelo Galipò

(pres. Accademia della Medicina Legale)

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