Il motociclista riportava lesioni gravissime consistenti in tetraparesi spastica con difficoltà cognitiva e disfagia richiedente sonda PEG (Cassazione Civile, sez. III, sentenza n. 3128/2021 del 9 febbraio 2021)

Propongono ricorso in Cassazione avverso la sentenza n. 1335/2018 della Corte d’Appello di Milano, i familiari e l’amministratore di sostegno del motociclista rimasto gravemente danneggiato dal sinistro stradale.

Il danneggiato, a bordo di una Kawasaki era preceduto nella corsia di marcia dal veicolo Fiat 600, allorquando, a causa della repentina svolta a sinistra del veicolo, rovinava a terra e andava a impattare contro lo stesso.

A seguito dell’urto, il motociclista riportava lesioni gravissime consistenti in una tetraparesi spastica con difficoltà cognitiva, disfagia richiedente sonda PEG, polmoniti e infezioni alle vie urinarie recidivanti, varie fratture, nonchè esiti di lesioni da decubito.

Il Tribunale di Como rigettava la domanda proposta dagli attori nei confronti della proprietaria della Fiat 600, affermando l’esclusiva responsabilità del motociclista nella causazione del sinistro.

I familiari impugnavano in appello la decisione del Tribunale di Como invocando la responsabilità della conducente dell’auto per il sinistro occorso, quantomeno nella misura del 50%, non avendo la stessa dimostrato di avere fatto tutto il possibile per evitare lo scontro.

La Corte d’Appello di Milano, invece, confermava la decisione di prime cure e rigettava il gravame, riportandosi alle motivazioni del Tribunale.

Nello specifico, la Corte territoriale, facendo propria la dinamica dell’incidente, così come descritta in primo grado, ha ritenuto superata la presunzione di pari colpa, sia per l’accertata esclusiva responsabilità del motociclista nella causazione del sinistro occorso, sia aggiungendo l’ulteriore valutazione che si trattasse di un tamponamento, sicchè in simili casi vale la presunzione “de facto” di inosservanza della distanza di sicurezza da parte del veicolo proveniente da tergo e tamponante, con impossibilità di applicazione della presunzione ex art. 2054 c.c., comma 2.

Nel ricorso per Cassazione, pertanto, viene lamentata l’esclusione di corresponsabilità del conducente del veicolo, laddove i Giudici di merito ritenevano l’evento come un tamponamento, in luogo di un ordinario scontro tra veicoli.

Sotto altro profilo, i ricorrenti lamentano che la Corte d’Appello avrebbe errato nel ritenere che l’accertamento della responsabilità del motociclista determina l’esonero dell’automobilista dal corrispondente onere probatorio di dimostrare di avere fatto il possibile per evitare il danno.

Gli Ermellini ritengono fondate le doglianze.

La conducente della Fiat, iniziava la manovra di svolta a sinistra, nel contempo il conducente del motociclo sopraggiungeva da tergo ad una velocità eccessiva non consentita (77 km/h).

Nel tentativo di sorpassare il veicolo a sinistra, la moto occupava parte della corsia riservata ai veicoli provenienti dal senso opposto di marcia, allorquando, rientrando nella corsia di pertinenza, frenava e cadeva al suolo, non riuscendo ad evitare l’impatto con l’automobile.

I punti di impatto fra i mezzi sono risultati il pneumatico anteriore del motociclo e il pneumatico posteriore sinistro dell’autovettura.

La Corte territoriale ha tenuto conto del punto d’urto all’altezza del pneumatico anteriore del motociclo e di quello posteriore sinistro dell’autovettura, e dello scontro avvenuto a metà della carreggiata destinata alla circolazione dei veicoli provenienti dal senso opposto, ritenendo che all’automobilista non potesse addebitarsi nessuna negligenza perchè aveva oramai quasi terminato la manovra di svolta e, comunque, aveva completamente reso libera la corsia di marcia utilizzata da entrambi i veicoli.

Ha escluso, inoltre, una residua responsabilità dell’automobilista per il fatto che la stessa non avesse controllato nello specchietto retrovisore la presenza di veicoli sopraggiungenti alle sue spalle, rilevando che l’obbligo di concedere la precedenza ai veicoli provenienti da tergo ex art. 154 C.d.S., non può estendersi al momento in cui la manovra sia oramai in fase di esecuzione.

La Suprema Corte, non ritiene che il Giudice territoriale abbia in concreto accertato se l’automobilista avesse fatto tutto il possibile per evitare lo scontro e, in particolare, se avesse azionato l’indicatore di direzione con sufficiente anticipo, se avesse controllato il sopraggiungere di veicoli alle sue spalle e agevolato il sorpasso, come era suo obbligo anche prima di iniziare la manovra.

Al riguardo -rammenta il Collegio-, è stato già precisato che “In tema di scontro tra veicoli, l’accertamento in concreto della colpa di uno dei due conducenti non comporta di per sè il superamento della presunzione di colpa concorrente dell’altro, all’uopo occorrendo che quest’ultimo fornisca la prova liberatoria, ovvero la dimostrazione di essersi uniformato alle norme sulla circolazione e a quelle della comune prudenza, e di essere stato messo in condizioni di non poter fare alcunchè per evitare il sinistro”.

Ne deriva che, anche in presenza di una conclamata responsabilità, perfino ove prevalente di una delle parti, l’altra parte non è esonerata dal fornire la prova liberatoria.

Il ragionamento svolto dal Giudice di merito non è idoneamente sufficiente a giustificare il superamento della presunzione legale, in assenza di considerazione circa:

  • l’azionamento, con adeguato anticipo, dell’indicatore di direzione;
  • controllo dei veicoli da tergo attraverso lo specchietto retrovisore;
  • la possibilità o meno di porre in essere manovre emergenziali per evitare lo scontro.

In sentenza nulla viene detto rispetto al momento dell’inserimento dell’indicatore di direzione, ma solo che deve ritenersi “non comprovato che l’auto non avesse azionato l’indicatore di direzione” , mentre la conducente dell’automobile avrebbe dovuto fornire la prova di averlo azionato con adeguato anticipo.

Infatti, l’art. 154 C.d.S., comma 1, lett. a) e b), prescrive ai conducenti, nel caso di svolta a destra o a sinistra, di “a) assicurarsi di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, tenendo conto della posizione, distanza, direzione di essi; b) segnalare con sufficiente anticipo la loro intenzione”. I

Anche in relazione al controllo dei veicoli provenienti da tergo, la Corte -errando- ha richiamato l’astratto principio per cui l’obbligo di concedere la precedenza ai veicoli sopraggiungenti alle spalle riguarda la fase che precede la manovra, senza nessun accertamento concreto in tal senso.

Sul punto, la motivazione di merito è insufficiente ed errata sotto il profilo giuridico.

Il Giudice del merito ha superato la presunzione di pari colpa per il tramite di una presunzione semplice, quand’anche la presunzione legale di cui dell’art. 2054 c.c., comma 2, possa essere esclusa solo ove siano in concreto accertati i rispettivi gradi di colpa dei conducenti, ritenendo plausibile che l’automobilista, prima di iniziare la manovra, avesse controllato il sopraggiungere di veicoli da tergo.

Invero, dal fatto noto in base al quale dovesse ritenersi provato che la conducente della vettura aveva concesso la precedenza ai veicoli di fronte a sè prima di iniziare la svolta, i Giudici di merito hanno dedotto il fatto ignoto che la stessa avesse controllato anche il sopraggiungere di veicoli da tergo, senza aggiungere altri elementi idonei a corroborare tale conclusione.

Ed ancora, la Corte territoriale ha omesso completamente di vagliare l’impossibilità, da parte dell’autoveicolo, di adottare una manovra di emergenza per evitare lo scontro, ovvero, ove anche possibile una manovra di tal fatta, l’inevitabilità in ogni caso dell’evento.

In definitiva, l’accertamento della Corte d’Appello non è idoneo a superare la presunzione legale di colpa, tramite prova liberatoria incombente in capo al conducente, di aver fatto tutto il possibile per evitare lo scontro.

Errato, altresì, che la Corte territoriale abbia ritenuto esonerata l’automobilista dalla prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, “tenuto anche conto del fatto che si è trattato di un tamponamento, con la conseguenza che sussiste una presunzione “de facto” di inosservanza della distanza di sicurezza da parte del veicolo che tampona con impossibilità di applicazione della presunzione di pari colpa ex art. 2054 c.c., comma 2, salvo che questi fornisca la prova liberatoria del fatto che il mancato tempestivo arresto del veicolo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.

In conclusione, la Suprema Corte accoglie, perché fondati, entrambi i motivi di ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Milano, in diversa composizione.

Avv. Emanuela Foligno

Se sei stato/a vittima di un sinistro stradale e vuoi ottenere, in breve tempo, il risarcimento dei danni fisici subiti o dei danni da morte di un familiare, clicca qui

Leggi anche:

La presunzione di colpa nei sinistri stradali e la prova del modulo CAI

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui