Alle Molinette eseguiti un trapianto di fegato, due trapianti di rene e un trapianto di polmone da donatore a cuore fermo

Nei giorni scorsi, all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, sono stati trapiantati gli organi prelevati e rigenerati di un donatore a cuore fermo. Per il nosocomio, che ha raccolto e reso possibile il desiderio di una cittadina e della sua famiglia di poter aiutare alcuni pazienti in lista d’attesa per trapianto, si tratta del primo intervento con questa procedura.

Il prelievo tradizionale, infatti, avviene normalmente in stato di “morte cerebrale”, ma con il sistema cardiovascolare che continua a funzionare. In questo caso il decesso é stato dichiarato in seguito alla cessazione dell’attività cardiaca, che invece comporta un rischio di un rapido deperimento degli organi che così non possono più essere prelevati a scopo di trapianto.

Dopo il decesso della paziente conseguente ad un arresto cardiaco, si è proceduto a riattivare la circolazione sanguigna della zona addominale mediante circolazione extracorporea con apposite macchine (ECMO).

Così è stato possibile, grazie ad una perfusione ed ossigenazione in sede addominale, mantenere in vita fegato e reni nel corpo del soggetto deceduto, mantenendo la normale temperatura corporea e ritardando il danno da ischemia (mancata ossigenazione), che compromette la possibilità di utilizzare gli organi per il trapianto.

Nello stesso tempo, attraverso l’insufflazione di ossigeno, è stato possibile mantenere in funzione anche i polmoni, almeno per il tempo necessario per consentire alle équipe coinvolte di prelevarli. Quindi, gli organi sono stati collegati ad apposite macchine che li hanno rigenerati e che hanno consentito di controllarne il buon funzionamento e valutarne l’idoneità per poterli trapiantare.

“Il numero di potenziali donatori a cuore fermo – sottolinea il dottor Massimo Cardillo, Direttore del Centro Nazionale Trapianti – è molto elevato, e se anche solo una quota di essi venisse segnalata negli ospedali, questo si tradurrebbe in un aumento consistente degli organi trapiantabili e di conseguenza in una riduzione delle liste d’attesa”.

“Quanto realizzato dall’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino – e sotto il coordinamento del Centro Regionale Trapianti piemontese – è frutto di un esemplare impegno organizzativo che dobbiamo estendere all’intera Rete trapiantologica nazionale. Già nel 2018 i trapianti da donatore a cuore fermo in Italia sono aumentati del 46,9% rispetto al 2017 passando da 32 a 47, l’obiettivo è continuare a crescere esponenzialmente”.

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