Integra il reato di truffa aggravata la condotta dell’avvocato che, approfittando del rapporto fiduciario propone e fa sottoscrivere al proprio assistito il patto di quota lite, tacendone l’entità

Un avvocato era stato tratto a giudizio per rispondere del delitto di truffa continuata aggravata, per aver indotto in errore una sua cliente, inducendola a consegnargli, in più occasioni, in contanti ed a mezzo di bonifici, la somma complessiva di 364.000 euro, di cui 35.000 a titolo di compenso professionale per aver curato i rapporti con le assicurazioni al fine di ottenere il risarcimento dei danni conseguenti al decesso del proprio coniuge.

Secondo l’accusa, l’avvocato aveva in tal modo, ingiustamente conseguito il profitto di 329.000 euro, con pari danno per la persona offesa, approfittando della condizione di fiducia da quest’ultima riposta nei suoi confronti, della sua condizione di fragilità emotiva a causa della morte del marito e dei problemi dell’accudimento dei figli minori.

Senonché, all’esito del giudizio di primo grado, il Tribunale di Campobasso, assolveva l’imputato dal reato contestato, ritenendo che l’accusa non avesse apportato elementi idonei a sostenere l’accusa.

La condanna in secondo grado

A seguito dell’impugnazione proposta dal pubblico ministero, la Corte di appello di Campobasso provvedeva alla rinnovazione del dibattimento con un nuovo esame testimoniale della persona offesa e di suo fratello; e all’esito del giudizio riformava la pronuncia di primo grado, dichiarando l’avvocato colpevole del reato di truffa aggravata e continuata, condannandolo alla pena ritenuta di giustizia.

La giurisprudenza di legittimità ha già avuto modo di evidenziare che integra il reato di truffa la condotta dell’avvocato che, approfittando del rapporto fiduciario e dell’estraneità alle questioni giuridiche della persona offesa, proponga e faccia sottoscrivere al proprio assistito il patto di quota lite, tacendone l’entità sproporzionata dell’importo derivante a titolo di compenso delle prestazioni professionali (cfr. Sez. 2, n. 36891 del 28/06/2011).

La pronuncia della Cassazione

A maggior ragione, nel caso in esame, la Cassazione (Seconda Sezione Penale, n. 11030/2020) ha ritenuto immune da vizi logici e giuridici la valutazione della Corte territoriale laddove aveva ritenuto che la sottoscrizione del patto di quota lite resa dalla (persona offesa) praticamente al buio, provasse il piano truffaldino dell’avvocato, poi realizzato con le successive movimentazioni bancarie che, a partire dal mese successivo a quello dell’incarico, gli avevano consentito di conseguire la somma complessiva di 364.000 euro, 300.000 dei quali acquisiti mediante un unico bonifico disposto dalla cliente, appena due giorni dopo averli ricevuti dall’assicurazione.

In altre parole, la Corte territoriale, senza incorrere in alcun vizio logico, aveva ritenuto integrata la truffa per l’assenza di qualsiasi consapevolezza, da parte della persona offesa, del patto che la obbligava a compensare l’avvocato nella misura del 50% del risultato ottenuto, avendo la stessa riferito di aver firmato un semplice foglio bianco che le era stato indicato come destinato ad essere riempito del solo mandato professionale.

Avv. Sabrina Caporale

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