In materia di reati tributari (nella specie, evasione di imposta) la confisca deve essere disposta anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti

La vicenda

Il Tribunale di Messina aveva condannato l’imputato per aver omesso di presentare la dichiarazione relativa alle imposte per l’anno 2014, realizzando così un’evasione di imposta pari a 121.999,00 euro.

Contro tale sentenza proponeva impugnazione il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Messina, lamentando l’omessa confisca del profitto del reato o di beni o valori a questo equivalenti, trattandosi di pronuncia accessoria e a contenuto predeterminato applicabile anche in caso di definizione del procedimento ai sensi dell’art. 444 c.p.p.

Sul tema, la giurisprudenza ha già affermato il principio – peraltro consolidato – secondo cui, in materia di reati tributari, la confisca, anche per equivalente, dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo di uno dei delitti previsti dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, deve essere sempre disposta nel caso di condanna o di sentenza di applicazione concordata della pena, stante l’identità della lettera e la piena continuità normativa tra la disposizione di cui all’art. 12-bis, comma 2, del predetto decreto (introdotta dal D.Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 ed applicabile nel caso di specie ratione temporis) e la previgente fattispecie prevista dall’art. 322-ter c.p., richiamato dalla L. 24 dicembre 2007, n. 244, art. 1, comma 143, abrogata dal citato D.Lgs. n. 158 del 2015, art. 14 (Sez. 3, n. 50338 del 22/09/2016).

La giurisprudenza di legittimità

Peraltro, in vicende del tutto analoghe, la Cassazione ha già chiarito che, in tema di patteggiamento, è ammissibile il ricorso per Cassazione del pubblico ministero, ex art. 448 c.p.p., comma 2-bis, volto a denunciare l’omessa applicazione della confisca obbligatoria prevista dal D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 12-bis, nonostante la ricorrenza dei relativi presupposti, in quanto tale omissione determina una illegalità sul piano quantitativo delle statuizioni conseguenti alla realizzazione del reato per il quale detta confisca è prevista come obbligatoria (Sez. 3, n. 29428 del 08/05/2019).

Ebbene, nel caso in esame, il giudice, pur avendo pronunciato sentenza di applicazione della pena il per reato tributario – peraltro consumato in data successiva all’introduzione del D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 12 bis – aveva omesso, senza spiegarne le ragioni, di provvedere sulla confisca (diretta o per equivalente) relativamente al profitto illecitamente conseguito, che avrebbe dovuto essere individuato, salvo il caso di pagamenti (anche solo parziali), in un importo commisurato all’imposta evasa a seguito della mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, cioè pari a 121.999,00 euro.

Per queste ragioni, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio al Tribunale di Messina per un nuovo esame (Corte di Cassazione, Terza Sezione, n. 11281/2020).

La redazione giuridica

Leggi anche:

REATI TRIBUTARI: LEGITTIMO SOTTOPORRE A SEQUESTRO LA PRIMA CASA DELL’INDAGATO

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui