Facevano parte del meccanismo, che ha incassato oltre 300mila euro di risarcimenti, anche vari medici compiacenti che fornivano falsa documentazione per mettere in atto le truffe

La Procura della Repubblica di Palmi ha emesso dieci ordinanze di misure cautelari, nello specifico sei fermi ai domiciliari e quattro obblighi di dimora, nell’ambito dell’inchiesta su una serie di truffe compiute ai danni di alcune società di assicurazione nel periodo novembre 2011-settembre 2012, per un valore totale che supera i 300mila euro.

Gli arresti sono stati eseguiti ieri mattina dalla Polizia di Stato nel corso di una vasta operazione, battezzata “Insurance”, condotta tra le province di Cosenza e Reggio Calabria, in cui le forze dell’ordine hanno perquisito le abitazioni e gli studi professionali di 25 persone – tra cui alcuni medici in servizio negli ospedali della Piana di Gioia Tauro – tutte indagate per il reato di associazione per delinquere finalizzata al compimento di reati di falso e contro il patrimonio e, in particolare, di truffe assicurative.

I medici secondo gli inquirenti avrebbero infatti preparato false certificazioni supportate da falsi esami radiografici rendendosi complici del sistema criminale nell’organizzazione di falsi incidenti per mettere in atto la truffa.

Il meccanismo della truffa era particolarmente raffinato e prevedeva addirittura di far intervenire le forze di polizia per rendere più credibili gli incidenti. I truffatori chiamavano le forze dell’ordine per dirimere la dinamica degli incidenti, ma, non appena si presentavano le pattuglie, comunicavano di avere spostato gli automezzi perché nel frattempo avevano raggiunto un accordo di massima tra le parti; in tal modo gli agenti non potevano effettuare alcun rilievo che accertasse la reale dinamica dei sinistri, dovendosi limitare a dare atto della presenza sul posto dei veicoli e delle persone a bordo con relazioni servizio che poi venivano depositate a sostegno delle richieste risarcitorie.

I provvedimenti sono stati eseguiti al termine di un’indagine che ha portato a smascherare ben 25 truffe, condotta attraverso l’analisi delle conversazioni telefoniche intercettate, supportata dal sistema di geolocalizzazione delle utenze telefoniche, e della documentazione acquisita dalle varie compagnie assicurative, nonché attraverso i riscontri ottenuti tramite servizi di osservazione e pedinamento e i controlli effettuati presso le banche dati in uso alle forze dell’ordine.

Le truffe ricalcavano tutte pressoché lo stesso schema, dalla programmazione, alla simulazione del sinistro, passando per la fase della simulazione delle relative conseguenze dannose sulla persona; i truffatori si recavano in pronto soccorso dove, semplicemente segnalando di essere rimasti coinvolti poco prima in un incidente e di avvertire dolori, ottenevano prognosi di 3-5 giorni, che costituivano la base per le successive richieste di risarcimento. E’ a questo punto che entravano in gioco i medici indagati, che presso le loro strutture, fornivano le certificazioni utili a supportare tali richieste, che venivano portate avanti, per chiudere il cerchio dell’organizzazione, da legali e agenzie d’infortunistica “pienamente intranei al sodalizio criminoso”.

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