Respinto il ricorso di un condomino contro la dichiarazione della proprietà condominiale di un vano sottoscala di cui gli altri residenti chiedevano la disponibilità

Invocavano la dichiarazione della proprietà condominiale di un vano sottoscala sito all’interno del complesso condominiale, nel quale erano collocati i contatori delle utenze elettriche a servizio delle varie unità comprese nel condominio. Per questo, i residenti di uno stabile avevano citato in giudizio un loro condomino nonché il Condominio, in persona dell’Amministratore pro tempore.

In subordine, nel caso in cui detto vano fosse stato ritenuto invece di proprietà esclusiva del condomino, gli attori invocavano la declaratoria dell’esistenza su di esso di una servitù apparente di elettrodotto a favore degli immobili di loro proprietà.

In primo grado, il Tribunale accertava la proprietà del vano in contestazione in capo al condominio e condannava il convenuto a lasciarlo aperto e nella disponibilità degli attori. Dopo la conferma della decisione anche in sede di appello il condomino ricorreva per cassazione deducendo che la Corte territoriale aveva erroneamente interpretato le disposizioni del regolamento del condominio Arnica. A suo avviso, il vano oggetto del contendere era soltanto concesso in uso ai condomini. Del resto, stante la sua conformazione, non avrebbe potuto essere ricompreso nella categoria delle cantine o di qualsiasi altro spazio soggetto a presunzione di condominialità, per cui esso non poteva che essere di proprietà esclusiva.

Per la Cassazione, che si è pronunciata sul caso con la sentenza n. 5059/2020, ha ritenuto il ricorso infondato.

Gli Ermellini hanno ribadito il principio secondo cui, in presenza di uno stabile asservimento di un bene al godimento delle proprietà individuali situate all’interno dell’edificio in condominio, si deve presumere che detto bene sia di proprietà comune a tutti i condomini.

La Suprema Corte ha specificato poi che, tenendo conto della natura non tassativa dell’elencazione contenuta nell’art.1117 c.c. in materia di parti comuni dell’edificio, “l’esistenza del concreto asservimento del bene a vantaggio delle varie proprietà esclusive comprese nel condominio costituisce una presunzione di proprietà condominiale del bene stesso, che può essere superata, con onere probatorio a carico della parte rivendicante la proprietà esclusiva, soltanto mediante “un titolo d’acquisto dal quale si desumano elementi tali da escludere in maniera inequivocabile la comunione del bene, mentre non sono determinanti le risultanze del regolamento di condominio, ne’ l’inclusione del bene nelle tabelle millesimali come proprietà esclusiva di un singolo condomino”.

Nel caso in esame, la Corte territoriale aveva ritenuto che i ricorrenti avessero “… dato prova dell’attitudine funzionale del vano posto al servizio e godimento collettivo e del collegamento sempre funzionale con le unità immobiliari al momento dell’acquisto”. Spettava dunque al condomino che ne rivendicava la proprietà esclusiva offrire prova dell’eccepita collocazione arbitraria dei contatori e delle condutture elettriche nel vano e del fatto che il locale non fosse ab origine sin dalla costituzione del condominio destinato al servizio del fabbricato e delle unità immobiliari, come risultato in causa”.

La redazione giuridica

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