Per il danno da lesione del rapporto parentale, il giudice deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della vittima di incidente, se, a seguito del fatto lesivo, vi sia stato uno sconvolgimento delle loro esistenze tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse

La vicenda

Moglie e figlia di un uomo rimasto vittima di incidente stradale avevano agito in giudizio al fine di ottenere il risarcimento del danno riflesso per lo sconvolgimento delle loro esistenze conseguito al tragico evento.

A causa del sinistro, l’uomo aveva riportato lesioni personali con postumi permanenti nella misura del 60% “per tetraparesi di media gravità”; egli, dunque, non era più in grado di svolgere le normali attività della vita quotidiana, quali ad esempio, vestirsi da solo, afferrare oggetti, lavarsi o di mangiare in modo completamente autonomo. Tale condizione aveva comportato ripercussioni pregiudizievoli anche nelle sue relazioni, posto che prima dell’incidente egli era percepito come punto di riferimento per l’intera famiglia ed in seguito, come persona bisognosa di essere accudita nell’espletamento anche delle più basilari attività quotidiane, con conseguente scadimento della qualità della vita di moglie e di figlia, la prima anche per la lesione della componente affettiva e sessuale e la seconda per i significativi contraccolpi di natura psicologica subiti.

Il CTU aveva confermato i danni riflessi comportamentali a carico delle due ricorrenti.

La moglie, costretta ad occuparsi costantemente del marito macroleso aveva dovuto modificare le proprie abitudini di vita precedentemente acquisite, i ritmi di vita quotidiani, le dinamiche familiari, la vita di relazione sia all’interno della famiglia che all’esterno con gli amici, modificandone la vita sociale; aveva, dovuto anche rinunciare ad una normale vita sessuale con il marito, a causa della sua invalidità, con ricadute importanti sulla propria femminilità, tale da sviluppare una sintomatologia di natura ansioso-depressiva.

La figlia, invece, assistendo, insieme alla madre il padre aveva sviluppato un quadro sintomatologico più importante con riflessi non solo sulla sua quotidianità ma anche sulla capacità di prospettive future, sentendosi condizionata dal dover supportare la figura materna nell’ausilio fornito al padre. La ragazzina, allora undicenne, si era trovata a dover affrontare una condizione di adattamento al cambiamento della sua vita familiare, con un padre macroleso e bisognoso di aiuto, ed una madre che improvvisamente si era trovata a dover sostenere tutto il carico materiale, emotivo ed affettivo dell’intera famiglia.

Il risarcimento del c.d. danno riflesso

Tali evidenze hanno portato il Tribunale di Brindisi (sentenza n. 446/2020) a riconoscere in favore delle due ricorrenti il risarcimento del c.d. danno riflesso, tenuto conto della gravità delle invalidità riportate dal loro congiunto, della sofferenza psichica e delle difficoltà che le stesse avevano dovuto affrontare (sotto il profilo degli obblighi assistenziali, dello sconvolgimento della vita personale, delle evidenti modifiche della vita familiare, sociale e di relazionale).

A tal proposito, il giudice pugliese ha fatto applicazione del principio più volte affermato dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione civile, sez. III, 18/05/2017, n. 12470 ), secondo il quale “il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore interiore e un’ alterazione della vita quotidiana, sicché il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche “vuoti” risarcitori, e, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della vittima, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse (Cass. n. 19402 del 2013).

La liquidazione del danno

Ebbene, nel caso in esame, il Tribunale di Brindisi facendo applicazione dei criteri di risarcimento predisposti dal Tribunale di Milano ha liquidato in favore delle due ricorrenti (moglie e figlia della vittima di incidente), rispettivamente la somma di 215.747,00 euro e, 161.810,00 ridotte della metà in considerazione del paritetico concorso di colpa del loro congiunto nella causazione del sinistro.

Avv. Sabrina Caporale

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