In occasione della Giornata Mondiale della Salute mentale in programma il 10 ottobre, la Società Italiana di Psichiatria denuncia la grave carenza di personale nel settore
Nel 2017, secondo gli ultimi dati, nel nostro Paese si sono registrati oltre 92mila ricoveri di pazienti con disturbi mentali e 600mila accessi al Pronto soccorso (contro i circa 576mila del 2016).Di questi ultimi il 47% presentava sindromi nevrotiche o somatoformi che potrebbero anche essere trattate negli ambulatori. In un solo anno, inoltre, si è registrato un calo del 10% di medici psichiatri ed operatori (da 62 a 56 per 100mila abitanti). E’ il quadro descritto dalla Società Italiana di Psichiatria (Sip), in occasione della prossima Giornata Mondiale della Salute mentale in programma il 10 ottobre. Una giornata, affermano gli specialisti, che “in Italia non si può festeggiare”.
Per la SIP, infatti, il “quadro clinico della psichiatria italiana è quasi in fase terminale”. Meno
medici e carenza di personale specializzato, e più pazienti con disturbi. Un contesto
critico, dunque, in cui “gli operatori sono costretti a turni di lavoro
massacranti per soddisfare le crescenti richieste dei malati a fronte di una
riduzione dei servizi”.
Eppure – sottolinea ancora l’Associazione – esempi di ‘buone pratiche’ sul territorio ci sono anche se manca “il confronto fra organismi decisionali e istituzioni”.
Il problema, osserva la Sip, è che “i professionisti sono ridotti all’osso e sottoposti a “rischio di ‘burn-out'”. A ciò si aggiungono gli “scarsi finanziamenti che non permettono il rinnovamento del personale e il miglioramento della qualità dell’assistenza”.
In sofferenza anche le prestazioni sanitarie, scese da 11.860.073 nel 2016 a circa 11.474.000 nel 2017, mentre crescono i pazienti bisognosi di cure passati da 807.000 circa nel 2016 a più di 851.000 nel 2017, per problematiche sempre più complesse. Aumentano anche quelli con vincoli giudiziari per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari.
A fare le spese di tale situazione, denuncia la Sip, “sono i pazienti e le loro famiglie costretti a subire il ritardo anche della presa in carico da parte dei Centri di Salute Mentale, con ridotta apertura oraria, attivi solo in poche Regioni per 12h al giorno 5 giorni a settimana, come invece era previsto dai Progetti Obiettivo Tutela della Salute Mentale”. E resta, secondo il presidente della Società, Enrico Zanalda, “pure la grave disomogeneità nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) in salute mentale dal Nord al Sud”.
Benché la situazione sia grave, tuttavia, le possibilità per ‘risanarla’ ci sarebbero.
La chiave, osserva Zanalda, è “tornare a potenziare i servizi territoriali al fine di intercettare il disturbo psichiatrico prima che divenga cronico ed investire in percorsi di cura efficaci”. Inoltre, “occorre valorizzate le buone pratiche esistenti a livello locale, favorendo confronto e forme di collaborazione, e programmare a livello nazionale e regionale finanziamenti per la realizzazione di interventi integrati. Questi obiettivi – conclude – si possono realizzare ascoltando le necessità di pazienti e familiari, che chiedono modelli organizzativi e terapeutici moderni, Centri di Salute Mentale ben attrezzati e una maggiore integrazione con i servizi sociali e sanitari”.
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