Il provvedimento chiede l’introduzione di meccanismi che permettano di effettuare denunce relative alla violenza ostetrica e ginecologica, nonché maggiore informazione e formazione sul tema

Il Consiglio d’Europa ha adottato la Risoluzione 2306/2019 per impegnare gli Stati membri di affrontare il problema della violenza ostetrica e ginecologica. Il provvedimento chiede inoltre di assicurarsi che l’assistenza alla nascita sia fornita nel rispetto dei diritti e della dignità umana.

La Risoluzione, promossa dalla deputata francese Maryvonne Blondin, qualifica la violenza ostetrica e ginecologica come violenza contro le donne nel quadro normativo della Convenzione di Istanbul, parlando di “una forma di violenza rimasta nascosta per molto tempo ed è tutt’ora spesso ignorata”.

“Nell’ambito privato della consultazione medica o durante il parto – si legge nel documento – le donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali – inclusi gli atti inappropriati e non acconsentiti, come le episiotomie e le palpazioni vaginali realizzate senza consenso, pressione sul fondo dell’utero o interventi dolorosi eseguiti senza anestesia. Sono stati riferiti anche comportamenti sessisti durante le visite mediche”.

In Italia il fenomeno è stato portato alla luce dalla campagna social #bastatacere e dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica. 

“La risoluzione del Consiglio d’Europa – commenta Elena Skoko, promotrice della campagna #bastatacere e dell’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica Italia – riconosce e valorizza il contributo positivo delle campagne mediatiche, come la campagna #bastatacere condotta in Italia nel 2016, in cui le donne hanno condiviso le loro testimonianze di violenza ostetrica e ginecologica. Le associazioni di madri hanno commissionato a proprie spese una ricerca nazionale sul fenomeno e hanno reso pubblici i dati emersi, ricevendo in cambio solo ostilità e indifferenza istituzionale. Le madri desiderano ora partecipare ai tavoli decisionali e non soltanto stare sul menù”.

“La risoluzione del Consiglio D’Europa –aggiunge Alessandra Battisti, esperta in tema di violenza ostetrica e nella difesa dei diritti umani nella nascita – chiarisce senza dubbio alcuno l’obbligo giuridico di tutti gli Stati Membri, inclusa l’Italia, di garantire la protezione delle donne partorienti da qualsiasi forma di maltrattamento fisico o verbale durante l’assistenza al parto. Il comportamento silente delle istituzioni italiane di fronte ai dati Doxa del 2017 in cui è emerso che il 21% del campione intervistato ha dichiarato di avere subito violenza ostetrica, non è più conforme ai dettami della risoluzione che chiede agli Stati di intervenire a favore delle donne. Ci aspettiamo azioni concrete in cui i diritti e la libera scelta delle donne siano la priorità assoluta”.

Tenendo in considerazione le condizioni di lavoro difficili e le risorse limitate delle strutture sanitarie, che possono incidere sulla cura, il Consiglio d’Europa sottolinea, tuttavia, la necessità di un’assistenza alla nascita basata sull’umanità, sul rispetto e sul trattamento dignitoso, nel pieno rispetto dei diritti umani della donna.

Gli operatori devono essere messi in condizione di poter fornire questo tipo di assistenza con maggiori risorse dedicate al percorso nascita.

L’Assemblea invita quindi gli Stati Membri e i Ministeri della Salute a produrre dati sulla violenza ostetrica e ginecologica, a renderli pubblici e a promuovere l’assistenza rispettosa alla maternità, così come proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nell’ottica di una maggiore umanizzazione della nascita, si richiede poi l’introduzione dei temi legati alla violenza ostetrica nella formazione dei medici e del personale sanitario, insieme ai temi legati agli aspetti relazionali, al consenso informato, al rispetto delle diversità e al sessismo.

Dal punto di vista legale, la risoluzione invita gli Stati Membri a prevedere meccanismi che permettano di effettuare denunce relative alla violenza ostetrica e ginecologica, escludendo le procedure di mediazione, istituendo sanzioni per operatori e valorizzando la figura del difensore civico. Inoltre, si ritiene necessario provvedere all’assistenza idonea alle donne vittime di violenza ostetrica e ginecologica.

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