La vicenda riguarda un paziente ricoverato per infarto e sottoposto, senza adeguata informazione, a una terapia errata ovvero trombolitica che era ormai superata e controindicata nel suo caso. Il trattamento ha provocato un ictus emorragico che lo ha reso totalmente invalido, costringendolo a un’assistenza continua fino alla morte. I familiari hanno agito per ottenere il risarcimento dei danni, contestando la gestione clinica e l’applicazione dei criteri di causalità e liquidazione adottati nei giudizi di merito (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 23 novembre 2025, n. 30776).
I fatti
Il paziente veniva ricoverato presso l’Ospedale Maggiore a seguito di diagnosi di infarto acuto del miocardio. Nel reparto di cardiologia, senza adeguata informazione né consenso, veniva sottoposto a terapia errata ovvero trombolitica, pratica da tempo superata e controindicata nel caso specifico, che determinava conseguentemente un ictus emorragico.
Il paziente riportava gravissime lesioni permanenti, successivamente valutate nella misura del 100% di invalidità permanente, con perdita della parola, emiplegia, perdita della vista, incapacità di deambulare e di provvedere ai bisogni fisiologici, episodi di epilessia, afasia e disfagia, con totale compromissione…





