Formazione, Smi: un tavolo per riformare il concorso di specializzazione

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Il Sindacato presenta al Miur le proprie proposte ribadendo, inoltre, la necessità di istituire una scuola di specializzazione in medicina generale

Istituire un tavolo di confronto ministeriale per la riforma del concorso per le specializzazioni e sulla scuola di specializzazione in medicina generale. E’ questa la richiesta presentata ieri da una delegazione del Sindacato Medici Italiani, guidata dal segretario generale Pina Onotri, al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Il sindacato ha consegnato al Sottosegretario di Stato del Miur, Davide Faraone, un documento in cui partendo dalle criticità ravvisate vengono presentate delle proposte su formazione e specializzazione in medicina generale.

Per quanto riguarda il concorso di accesso alla scuola di specializzazione lo Smi rileva il continuo incremento negli ultimi anni della forbice tra numero di concorrenti e numero di borse. Il sindacato ritiene pertanto necessario “rivedere la possibilità data agli assistenti in formazione in una specializzazione di riprovare il concorso durante il periodo del proprio contratto, a pari merito di un medico che ancora non ha intrapreso nessun percorso di formazione post-laurea”; in caso di superamento della prova concorsuale, infatti, si viene a creare una perdita del contratto precedente e si toglie la possibilità ad un nuovo concorrente di accedere alla formazione specialistica.

Secondo quanto emerge dal documento, in risposta anche alle lamentele relative all’ultimo concorso svoltosi la scorsa settimana, le prove dovrebbero svolgersi in un’unica sede nazionale o, ove non fosse possibile, in sedi omogenee per caratteristiche (distanza standard tra i PC, capienze sovrapponibili, pannelli separatori, videosorveglianza); sarebbe inoltre opportuno suddividere le domande in modo tale da dare netta prevalenza ai quesiti di area clinica, visto che nel corso degli studi universitari la parte di preclinica è concentrata soprattutto nei primi due anni. Per evitare critiche e dubbie interpretazioni sui quesiti si dovrebbe pubblicare una bibliografia con nomi di testi e linee guida che possano essere da riferimento.

Il sindacato inoltre ribadisce “la necessità di una prova concorsuale che venga svolta in un’unica giornata ed una conseguente unica graduatoria generale che porterebbe sia ad una ridotta perdita di posti sia ad una maggiore meritocrazia del concorso stesso, annullando così il fattore casualità”.

Infine lo Smi ritiene che, sebbene il percorso effettuato durante il periodo universitario debba essere lodato, l’incidenza attuale del curriculum vitae nel concorso vada ridimensionata, in ragione del fatto che non esiste un percorso univoco tra le varie Università.

Passando alla formazione post lauream, lo Smi rinnova una richiesta avanzata già da diversi anni relativa all’istituzione di una scuola di specializzazione in medicina generale come avviene in altri Paesi europei, a fronte del sistema attuale che per l’acceso all’area dell’assistenza primaria prevede lo svolgimento di un corso di tre anni regolamentato, con discrepanze notevoli, dalle Regioni.

“Da parte del ministero, grande attenzione – ha commentato Pina Onotri alla fine della riunione – forse l’immobilismo di alcuni verrà messo, finalmente, in un angolo. È urgente avviare un processo di cambiamento di un meccanismo di selezione che produce ingiustizie, disagi, insoddisfazione, polemiche e una mole enorme di contenzioso giudiziario. La proposta di concorso unico e nazionale con diverse modalità è l’unica via di uscita. Non solo – conclude il segretario-: è giunto il momento di equiparare i corsi di formazione specifica in medicina generale con quelli di specializzazione. Bisogna guardare all’Europa”.

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