Respinto il ricorso di una coppia che chiedeva il risarcimento dei patiti in occasione di un tamponamento a seguito del quale alla donna era stato diagnosticato un aborto completo

Con l’ordinanza n. 40337/2021, la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di una coppia che aveva agito in giudizio al fine di vedersi riconoscere il risarcimento dei patrimoniali e non patrimoniali patiti in conseguenza di un sinistro stradale, in seguito al quale alla donna era stato diagnosticato un aborto completo.

La gestante, in particolare, era stata violentemente tamponata mentre era alla guida della sua vettura. Il giorno successivo all’incidente, accusando forti dolori al rachide cervicale e lombare e un diffuso malessere psico-fisico, si era recata in pronto soccorso, ove le era stata diagnosticata una distrazione dei muscoli lunghi del collo, senza che fosse possibile eseguire una radiografia, data la ricorrenza di uno stato di gravidanza. A seguito di un episodio di metrorragia, due giorni dopo il sinistro, era tornata nuovamente in ospedale, dove le era stata diagnosticata una minaccia di aborto; tre giorni dopo, a causa di una nuova metrorragia, le era stato diagnosticato l’aborto completo.

La donna, assieme al compagno aveva citato in giudizio il conducente, il proprietario e la compagnia assicuratrice del veicolo antagonista per ottenerne la condanna, in via autonoma o solidale, al risarcimento dei danni, compresi quelli derivanti dall’interruzione della gravidanza. La domanda era stata accolta in primo grado, ma la Corte di appello aveva parzialmente riformato la sentenza, ritenendo che non fosse stato provato, secondo il principio del più probabile che non, il nesso di derivazione causale tra l’incidente e l’interruzione della gravidanza, poiché: i) non era stata allegata la data di inizio della gravidanza; ii) il valore BETA HCG era risultato particolarmente basso sin dal primo giorno d’ingresso al P.S.; iii) mancava documentazione medica utile per accertare il corretto impianto del feto; iv) la gestante aveva 38 anni; v) il CTU non aveva fornito i chiarimenti richiesti circa la verosimiglianza del rapporto di causalità tra l’aborto e il trauma riportato nell’incidente stradale. Ritenendo, però, ricorrente un danno biologico del 5%, il Giudice di secondo grado aveva riconosciuto, a tale titolo, la somma di euro 6130,27, comprensiva delle spese mediche documentate.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, i ricorrenti contestavano alla Corte di merito il mancato esame della CTU disposta. A loro avviso, la perizia espletata in primo grado, ed integrata in appello, avrebbe confermato la sussistenza del nesso di causa tra l’incidente stradale e l’aborto secondo il criterio del più probabile che non, ma il giudice di appello l’avrebbe disattesa senza indicare gli argomenti che lo avevano indotto a superare le conclusioni del CTU. Infatti, il CTU avrebbe, contrariamente a quanto affermato dal giudice a quo, fornito ampia risposta ai chiarimenti richiesti; in particolare, quanto all’inizio della gravidanza, avrebbe risposto al quesito postogli in ordine al se la gravidanza fosse stata accertata al momento del primo accesso al pronto soccorso o un mese prima, quando aveva dato atto che l’appellata si era recata al pronto soccorso incinta di poche settimane, qui aveva effettuato un test di gravidanza B HCG da cui era risultato un valore di 42,8 congruo con le settimane di gestazione; quanto al valore delle BETA HCG che la Corte d’Appello aveva ritenuto piuttosto basso, il CTU lo avrebbe ritenuto congruo con le prime settimane di gestazione; quanto al corretto impianto del feto, l’ausiliare avrebbe dato atto che prima della sesta settimana la camera gestazionale non era evidenziabile e quindi l’unico elemento per stabilire se fosse in atto una gravidanza era il valore delle BETA HGC; aveva anche indicato nella percentuale del 18% il rischio di aborto spontaneo delle donne di età compresa tra i 30 ed i 39 anni. E quanto al nesso di causa, il CTU aveva confermato che non poteva escludersi che l’aborto fosse stato causato dal trauma dell’incidente, secondo il criterio del più probabile che non. La Corte d’Appello aveva, pur confermando che anche traumi di lieve entità possono provocare un’interruzione della gravidanza e pur rilevando il lasso temporale intercorso tra l’aborto e il trauma dell’incidente, attribuito l’aborto ad altra causa, verosimilmente all’età della gestante.

Gli Ermellini, tuttavia, non hanno ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte.

Nella specie, il ricorso non aveva evidenziato il fatto storico decisivo che sarebbe stato omesso nell’esame condotto dai giudici di merito, limitandosi a denunciare una omessa valutazione delle risultanze della CTU e non già, appunto, l’omesso esame di un fatto storico, da intendersi quale accadimento fenomenico esterno alla dinamica propria del processo, ossia a quella sequela di atti ed attività disciplinate dal codice di rito che, dunque, viene a caratterizzare diversa natura e portata del “fatto processuale”, il quale segna il differente ambito del vizio deducibile, in sede di legittimità ai sensi dell’art. 4, dell’art. 360 c.p.c. (Cass. 24/06/2020, n. 12387).

La Cassazione ha inoltre rilevato che alla sentenza non poteva essere rimproverato di essere incorsa in un vizio motivazionale, stante che la motivazione c’era, soddisfaceva il minimo costituzionale e non era affatto apparente né poteva assumere tale caratteristica sulla scorta di un inammissibile confronto tra essa ed altri atti processuali, in quanto il vizio deve riguardare la motivazione in sé a prescindere da argomenti che possono essere tratti, come avvenuto nel caso di specie, dal confronto con le risultanze processuali.

La redazione giuridica

Sei stato coinvolto in un incidente stradale? hai subito un danno fisico o perso un congiunto e vuoi ottenere il massimo risarcimento danni? Clicca qui

Leggi anche:

Dosso e buca non segnalati, Provincia responsabile del sinistro?

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui