Come abbiamo visto nel servizio precedente, non è facile capire se il minore è stato abusato o meno. Esistono allora dei paradigmi che ci permettono di definire meglio il concetto dell’abuso e di osservarlo nella realtà quotidiana? Responsabile Civile lo ha chiesto all’avvocato Sabrina Caporale. Ecco cosa ci ha risposto.

La valutazione dell’abuso su minore è certamente uno dei compiti più difficili sia dal punto di vista professionale che emotivo. Per queste ragioni è necessario che tutte le valutazioni, in primo luogo quelle dei professionisti siano fatte con molta attenzione e cautela.

Uno, poi, dei maggiori problemi in materia e come, peraltro, chiaramente indicato dalla letteratura scientifica, è che i possibili indicatori di abuso non possono essere utilizzati come conferma indipendente (tranne in alcuni casi di particolare trauma fisico riscontrato in ambito medico-legale) del fatto che un abuso sia effettivamente avvenuto, poiché la presenza di uno o più di essi potrebbe essere determinata anche da cause differenti dall’abuso.
È importante sottolineare che non esiste nessun test psicodiagnostico in grado di discriminare i bambini abusati da quelli non abusati. Nelle indagini su supposti eventi traumatici è pertanto indispensabile raccogliere le informazioni nel modo più ampio ed approfondito possibile, poiché altri eventi (ad esempio, alti livelli di conflittualità genitoriale o malattie con alto livello di sofferenza o protratte cure mediche) possono contribuire alla produzione di sintomi psichici o comportamentale.

Certamente, in caso di evento traumatico, è possibile stabilire un nesso causale con determinati sintomi psichici e comportamentali, ma non è consentito procedere in senso inverso, infatti, non esistono ad oggi, sintomi clinici (ne tanto meno dati psicodiagnostici) di per sé indicativi di uno specifico trauma.

Accertare un caso di abuso sessuale sul minore significa operare un intervento delicato e complesso che presuppone un alto grado di competenza e professionalità in ciascuno degli operatori che, pur con compiti e modalità diverse, ne prendono parte.

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Per accertare l’effettivo verificarsi di un abuso sessuale, solitamente vengono utilizzati una serie di criteri o indicatori:

a) indicatori cognitivi;
b) indicatori fisici;
c) indicatori emotivi e comportamentali.

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Orbene, tra gli indicatori cognitivi possono rientrare le conoscenze sessuali inadeguate per l’età, le modalità di rivelazione da parte del bambino vittima dell’asserito abuso sessuale, i dettagli dell’asserito abuso. Nel racconto del minore vittima può essere individuata anche una certa confusione nel ricordo dei fatti e nella sovrapposizione dei tempi.
Per scoprire gli indicatori di tipo cognitivo le aree da investigare sono: il livello di coerenza delle dichiarazioni, l’elaborazione fantastica, il giudizio morale, la chiarezza semantica e molti altri ancora.
Tra gli indicatori fisici di abuso sessuale vi sono: segni cutanei, quali contusioni e abrasioni se l’ausilio è stato compiuto anche con violenza fisica, infiammazioni aspecifiche localizzate e sanguinamenti, fino a gravi lesioni genitali, infezioni genito-urinarie, e malattie sessualmente trasmissibili.
Generalmente non si rilevano segni fisici che siano prove certe di un avvenuto abuso sessuale, ma nella maggior parte dei casi i segni fisici rilevati sono piuttosto indicatori di una situazione organica che, come si legge in molte perizie, può essere compatibile con un abuso, ossia può derivare sia da una violenza sia da altre cause, quali ad esempio patologie infiammatorie; questa compatibilità è, infatti, da sola troppo generica per provare nessi di causa.
Si deve ricordare inoltre da un lato che molti bambini non presentano segni fisici di violenza dato che, spesso, l’abuso sessuale sui bambini, in particolare molto piccoli, non consiste nella penetrazione ma in una serie di pratiche sessuali che non è possibile dimostrare a posteriori, dall’altro che anche quando la violenza comprenda la penetrazione è necessario che la visita medica avvenga al più presto (entro massimo 72 ore dall’abuso) affinché i segni fisici siano ancora.
Va ricordato che, si parla di abuso sessuale anche nei casi in cui la persona non viene mai fisicamente toccata, ma viene esposta alla visione o all’ascolto di vicende a contenuto sessuale non adeguate all’età o alla relazione con l’abusante.

Venendo poi agli indicatori emotivi e comportamentali, va subito detto che nei bambini abusati si riscontra spesso una maggiore frequenza dei disturbi emotivi, rilevata dai test di personalità e dai test psicologici proiettivi, quali depressione, stato ansioso, sentimenti di paura, disturbi del sonno e incubi, stati di ipervigilanza o “vigilanza di ghiaccio” cioè un’attenzione ansiosa e immobile rivolta all’ambiente circostante, come se il bambino scrutasse con angoscia tutto ciò che lo circonda per scoprirvi un pericolo potenziale e per individuare e anticipare il desiderio dell’altro, regressione e nervosismo; e disturbi comportamentali, quali maggiore aggressività e comportamenti sessuali inadeguati per l’età, in relazione a quest’ultimo indicatore la questione che si pone, come vedremo, è molto delicata.
Tuttavia bisogna notare che questi sintomi non sono tipici e caratteristici di un abuso: ad esempio incubi e stati d’ansia possono essere generati da altri fattori e circostanze. Per questo motivo tali sintomi vengono denominati aspecifici, non legati a una situazione d’abuso ma ad un malessere generale del bambino; sul punto è opportuno che, sottoposto all’analisi di un esperto, quest’ultimo, espliciti tutte le eventuali ipotesi alternative che possono spiegare questi indicatori ed in ogni caso considerarli con cautela all’interno di una valutazione diagnostica complessiva.

Sul punto, l’articolo n. 8 della Carta di Noto segnala inoltre che “i sintomi di disagio che il minore manifesta non possono essere considerati di per sé come indicatori specifici di abuso sessuale, potendo derivare da conflittualità familiare o da altre cause, mentre la loro assenza non esclude di per sé l’abuso”.
Dunque, questi indicatori, rilevati generalmente nell’ambito dell’effettuazione delle consulenze tecniche e delle perizie, non possono essere utilizzati indiscriminatamente, perché la presenza di uno o più di essi può essere determinata anche da altre cause, costituendo il rischio di una correlazione illusoria e sbagliata tra causa supposta/abuso sessuale e conseguenze/indicatori.
Ad esempio, in relazione agli indicatori cognitivi l’errore più frequente è l’essere portati a pensare che, se un bambino ha conoscenze in materia di sesso inadeguate alla sua età, non può che averle acquisite attraverso contatti sessuali diretti. Frequentemente capita in realtà che il bambino abbia visto determinate scene nei film oppure abbia ascoltato adulti che ne parlavano. Attualmente infatti i bambini sono esposti, attraverso i mezzi di comunicazione , a forti stimoli concernenti la sessualità e ciò ha incrementato le loro conoscenze del comportamento sessuale, risulta quindi difficile parlare di conoscenze inappropriate all’età .
Nel caso degli indicatori fisici, quando i segni ed i sintomi fisici sono presenti, la procedura migliore è di generare una vasta diagnosi, progredire attraverso un esame attento per escludere le diverse opzioni diagnostiche e per arrivare finalmente ad una diagnosi. E’ di fondamentale importanza e utilità un approccio organizzato al processo diagnostico.
Per quanto riguarda, invece, l’equivocità degli indicatori emotivi e comportamentali, verso la fine degli anni ’80 (Dillon 1987) è ststa condotta una ricerca volta a mettere in guardia contro certi parametri di giudizio empirici e criteri valutativi generati dal sapere comune. Furono così esaminate alcune delle generalizzazioni maggiormente diffuse in tema di accuse a sfondo sessuale, ad esempio, la presenza di incubi, eccesso di masturbazione e depressione, affermando che essi non costituiscono di per sé segni di abuso sessuale.

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Alcuni Autori (Schaefer e Geier 1988) individuano due tipi di comportamento da parte del bambino che possono indurre l’adulto ad avanzare un’accusa di abuso sessuale:

a) ogni attività di tipo sessuale da parte del bambino, come masturbazione o introduzione di oggetti nella vagina o nell’ano. Di solito questa situazione stimola l’indagine della madre che può essere erroneamente interpretata come abuso sessuale;

b) manifestazione da parte del bambino di comportamenti di tipo regressivo (bagnare il letto, ansia, atteggiamenti oppositivi o di ritiro). Questo tipo di comportamenti è spesso presente in bambini in età prescolare come reazioni a situazioni di disagio familiari, di stress, di divorzio o rottura familiare.

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Una parentesi, andrebbe infatti operata, proprio con riguardo alle ipotesi di denunce di abusi sessuali sui bambini che si innescano nell’ambito di conflitti familiari, quali una separazione o divorzio. Il Comitato sugli aspetti psicologici della salute del bambino e della famiglia dell’Accademia Americana dei Pediatri ha, sul punto, evidenziato il pericolo di scambiare per segnali di abuso comportamenti che invece sono collegati con la fase di dissoluzione del legame matrimoniale.
In particolare, – si è affermato – che i bambini sotto i tre anni possono riflettere le preoccupazioni, le ansie e le angosce degli adulti; possono rispondere con irritabilità, crisi di pianto, paura, ansia da separazione, insonnia, comportamenti aggressivi o regressione a stadi precedenti di sviluppo.
Altri studi hanno segnalato un aumento dell’attività autoerotica nei bambini quando l’ambiente familiare diventa teso ed esplode la conflittualità tra i coniugi, quando il bambino viene messo di fronte alla prospettiva di perdere sicurezza e stabilità.
Nelle cause di separazione si assiste spesso a denunce di abuso sessuale da parte di uno o dell’altro genitore, che più o meno consapevolmente possono fraintendere i fatti e distorcere la realtà.
I bambini risentono in maniera molto forte delle continue tensioni causate dal processo di separazione o divorzio, presentando disturbi comportamentali che non dovrebbero quindi, di per sé, condurre alla presunta diagnosi di abuso.
Il punto debole di tutti gli indicatori sta dunque, nel fatto che, nonostante questi sintomi siano più frequenti nei bambini abusati rispetto a quelli non abusati, la presenza di essi non è sufficiente a dimostrare che l’abuso sia realmente avvenuto.
E’ di fondamentale importanza in questi casi che le perizie e le consulenze tecniche, attraverso le quali vengono rilevati gli indicatori, siano svolte da esperti che posseggano una formazione specifica e che rispettino il loro ruolo: essi, senza anticipare il giudizio e senza preconcetti, devono strettamente attenersi ai fatti del caso da analizzare. L’obiettività personale è un elemento imprescindibile, in caso contrario, partendo dall’idea precostituita che l’abuso sia avvenuto, qualsiasi parola e comportamento della vittima e delle altre persone coinvolte vengono interpretati come una conferma dell’ipotesi di abuso. Si va così incontro a quel fenomeno, già richiamato, dei falsi abusi. I segni e sintomi nei minori vittime di abuso sessuale sono aspecifici. È necessario valutare ogni singolo caso.

Quindi, gli strumenti posti a difesa e tutela dei minori abusati e presunti abusati, sono molteplici. Prima tuttavia di sporgere una denuncia occorre rivolgersi ad un esperto del settore socio-sanitario e legale e procedere, quanto prima ai dovuti accertamenti – pena la perdita di indicatori fondamentali per la valutazione del caso specifico. Di li, ed in base alle risultanze, intervenire nel modo migliore, nel modo cioè che sia il più possibile rispettoso e devoto dell’individualità, personalità, dignità del minore.

Avv. Sabrina Caporale

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