Sono numeri sconvolgenti quelli forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) e da Save the Children, in occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile che si celebra oggi.

Secondo lo studio condotto dalle due organizzazioni, sarebbero almeno 168 milioni i minori che lavorano nel mondo. I settori? Si va dalla cucitura delle scarpe da ginnastica a quella dei palloni da calcio, dallo sgusciare i gamberetti o togliere le lische ai pesci alla vendita di prodotti per strada. Per portare degli esempi al lettore, in Nicaragua si stimano circa 200 mila bambini costretti a lavorare, 3,3 milioni in Perù ( fonte Terre des Hommes ).

Numeri da capogiro anche all’interno dei confini italiani. I lavoratori under 16 raggiungono le 340 mila unità. Cifre, secondo l’osservatorio del Telefono Azzurro, strettamente legate all’abbandono scolastico: nell’84% dei casi ( la statistica si basa sul numero di chiamate al 114, ndr.) il lavoro minorile riguarda prevalentemente l’accattonaggio, composto per l’85% da stranieri, perlopiù maschi (55%) nella fascia di età compresa tra 0 – 11 anni (74%).

Dai dati forniti da Save the Children e dall’Ilo emerge una situazione critica nel nostro paese. “Ci ritroviamo a constatare una mancanza di attenzione al lavoro Minorile in Italia, sia in termini di monitoraggio del fenomeno che di azioni specifiche per prevenire e contrastare il lavoro illegale e in particolare le peggiori forme di lavoro Minorile”. Questa la denuncia di Raffaella Milano, direttore Programmi Italia – Europa di Save the Children.

Mentre Furio Rosati dell’Ilo spiega: “Un bambino costretto a lavorare prima del tempo avrà il doppio delle difficoltà dei suoi coetanei ad accedere a un lavoro dignitoso in età più adulta e correrà molti più rischi di rimanere ai margini della società, in condizioni di sfruttamento” .

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