Il portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche evidenzia come la sanità pubblica non meriti il 22esimo posto nel programma del neonato Governo giallo-rosso

“Il 22° posto nel programma di Governo giallo-rosso per la ‘difesa della sanità pubblica e universale’ non riconosce il peso che la sanità pubblica ha proprio nei singoli programmi e dichiarazioni dei partiti di governo mentre la Sanità pubblica deve tornare invece a essere in tutte le regioni la ‘prima scelta’ per i cittadini e i professionisti che vi lavorano, senza lasciare indietro nessuno”. Così il portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), Tonino Aceti.

Per Aceti, “al Servizio sanitario nazionale (Ssn), attraverso la sua legge istitutiva 833/78, è attribuita un’importantissima responsabilità che certamente non merita il 22° posto, neanche graficamente: la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.

Il portavoce della FNOPI ricorda che il Ssn “è una delle più grandi opere pubbliche realizzate dal secondo dopoguerra, in grado di tenere unito il Paese e garantirne la coesione sociale. È uno degli esempi migliori di ‘Made in Italy’ al quale guardano con estrema attenzione molti altri Paesi. Un bene comune da garantire alle future generazioni”. Ne è riprova il fatto che sia in grado di erogare circa 8,5 mln di ricoveri l’anno per 59 mln di giornate di degenza, circa 1miliardo di prestazioni di laboratorio, 57 milioni di prestazioni di diagnostica per immagini, 47 milioni per medicina fisica e riabilitazione. Guardando al suo capitale umano, inoltre, nel 2017 il personale dipendente è di circa 647.000 unità, il 71,5% nel ruolo sanitario e di questi il 58,7%, circa 270.000, sono infermieri. Poi ci sono 105mila medici dipendenti e oltre 80 mila medici convenzionati.

“C’è una grande necessità di dare risposte concrete attraverso un serio rilancio degli investimenti economici, al fenomeno patologico e ormai insostenibile delle carenze di personale – spiega Aceti – a partire dagli infermieri e soprattutto alla luce degli effetti di Quota100: di infermieri ne mancano oltre 50mila, con Quota 100 rischiano di aumentare fino a 75mila e con i normali pensionamenti ancora di più. E poi c’è ancora la partita delle vere innovazioni tecnologiche, dell’edilizia sanitaria e più in generale dell’ammodernamento del Ssn”.

Ampliando lo sguardo all’indotto della sanità nel suo complesso Aceti sottolinea che il numero di occupati sale a circa 2,2 milioni di addetti, cioè il 10% degli occupati del Paese e l’investimento in sanità rappresenta circa il 75% dei bilanci delle Regioni, un finanziamento annuale di oltre 114 mld di euro, assorbe circa il 6,6% del Pil (poco rispetto ad altri Paesi) producendone oltre l’11%, “contribuendo così – commenta – in modo notevole alla crescita economica del Paese. La Sanità pubblica è un volano per la crescita e non un costo”.

“Sarebbe stato necessario – aggiunge – dare maggiori rassicurazioni e impegni puntuali sulle risorse per la sanità pubblica, proprio all’interno del programma di governo, cioè ‘la carta che canterà davvero’ nelle scelte di questa maggioranza, ce ne sarebbe stato molto bisogno, visto che ancora ballano e parecchio i 3,5 mld di incremento del fondo sanitario nazionale per il 2020 e 2021 previsti nella precedente legge di bilancio. Incrementi che si realizzeranno solo dopo la firma del Patto per la Salute, però ancora in itinere, mentre doveva essere approvato entro marzo 2019. Ma soprattutto puntellare esplicitamente l’incremento della dotazione delle risorse per la sanità pubblica nel programma di governo avrebbe rassicurato gli animi di molti, visto il tema sempre più pressante delle coperture necessarie per scongiurare ad esempio l’aumento dell’IVA con la prossima legge di Bilancio ormai alle porte”.

“E poi – sottolinea Aceti – ci sono i bisogni dei cittadini, le partite aperte e i numeri della sanità pubblica che giustificherebbero, e parecchio, un suo richiamo esplicito e maggiori rassicurazioni all’interno del programma proprio sul terreno delle risorse. Ci sono diversi nodi, come ad esempio quelli dell’accesso ai servizi, della riduzione della pressione dei ticket e dell’abolizione del Superticket. E ancora: il potenziamento e l’innovazione dei servizi sanitari territoriali e quello dell’attuazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, rimasti in buona parte al palo, in parecchie Regioni, proprio per un problema di coperture sulle quali è in atto da anni un tira e molla tra Salute ed Economia”.

“Fortunatamente – conclude Aceti – le prime dichiarazioni del ministro Speranza sul rilancio del finanziamento del Ssn a 118 miliardi, sulla necessità di un piano straordinario di assunzioni del personale sanitario e sull’abrogazione del Superticket sono ottime premesse. Ora tutti insieme, con i 450.000 infermieri in prima linea, dobbiamo garantire alla sanità pubblica la centralità che merita nell’agenda delle priorità della politica, per arrivare ad avere nella prossima legge di bilancio ciò che spetta al Ssn, alla salute dei cittadini e ai professionisti: una sanità pubblica accessibile, equa, universale e solidale”.

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