Il nostro Paese è stato deferito dalla Commissione alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto, in 80 centri urbani, della normativa comunitaria in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue

Una multa forfettaria pari a quasi 63 milioni di euro e una penale giornaliera di circa 350mila euro. E’ un conto salto quello che l’Italia rischia di dover pagare qualora non raggiunga la piena conformità con quanto stabilito quatto anni fa dalla Corte di giustizia UE in tema di acque reflue.

L’organo di giustizia europeo aveva infatti sancito che le autorità italiane stavano violando il diritto dell’UE (direttiva 91/271/CEE del Consiglio), non avendo assicurato la raccolta e il trattamento adeguati delle acque reflue urbane di 109 agglomerati  tra città, centri urbani e insediamenti.

Nei giorni scorsi la Commissione Europea, nell’ambito di una serie di decisioni prese nel mese di dicembre sui casi di infrazione di alcuni Stati membri, ha nuovamente deferito il nostro Paese alla Corte di Giustizia.  “Le autorità italiane – afferma la Commissione – devono ancora assicurare che le acque reflue urbane siano adeguatamente raccolte e trattate in 80 agglomerati in tutto il Paese per evitare gravi rischi per la salute umana e l’ambiente”.

Nello specifico, si tratta di zone situate in sette Regioni del Belpaese. La maggior parte di tali centri si trovano al sud (13 in Calabria, 7 in Campania, 3 in Puglia e ben 51 in Sicilia). I restanti sei sono distribuiti tra Abruzzo (1), Friuli Venezia Giulia (2) e Liguria (3).

Il mancato adeguamento dei sistemi di raccolta e trattamento della acque reflue, pone, secondo la Commissione, rischi significativi per la salute umana, le acque interne e l’ambiente marine. Di qui la proposta della sanzione pecuniaria, la cui decisione spetta alla Corte, e delle penali, che scatterebbero qualora l’Italia non si adegui entro la data emissione della sentenza da parte della Corte stessa.

 

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