Addebito della separazione coniugale e prove consentite

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La decisione a commento tratta della idoneità delle prove finalizzate a dimostrare l’infedeltà del partner nel giudizio di separazione coniugale con addebito.

La vicenda giuridica

Nei giudizi di merito veniva accertato il tradimento dell’uomo nei confronti della moglie attraverso allegazioni fotografiche.

In primo grado l’uomo veniva condannato a corrispondere alla moglie un assegno di mantenimento mensile di 700 euro. Importo successivamente ridotto dalla Corte di appello in 500 euro mensili.

La questione approda in Cassazione dove l’uomo sostiene come errato l’accertamento dell’infedeltà per mezzo di materiale fotografico. Secondo la sua tesi sarebbe stato trascurato, invece, il progressivo logoramento del rapporto affettivo tra i coniugi, con conseguente disgregazione, in atto da tempo, del nucleo familiare.

La Cassazione ritiene il ricorso inammissibile.

Le motivazioni della Cassazione

È corretto l’accertamento svolto dai Giudici di merito che hanno individuato il motivo della rottura dell’unione coniugale.

Il soccombente non ha fornito nessun elemento probatorio valido per scalfire la tesi adulterina sostenuta dalla moglie e comprovata dalle fotografie.

La S.C. ribadisce: in tema di separazione coniugale, grava sulla parte che richieda l’addebito l’onere di provare sia la contrarietà del comportamento del coniuge ai doveri che derivano dal matrimonio, sia l’efficacia causale di questi comportamenti nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale rispetto all’accertata infedeltà, con la precisazione che l’anteriorità della crisi della coppia rispetto all’infedeltà di uno dei due coniugi esclude il nesso causale tra quest’ultima condotta, violativa degli obblighi derivanti dal matrimonio e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, sicché è rilevabile d’ufficio, purché sia allegata dalla parte a ciò interessata e risulti dal materiale probatorio acquisito al processo” (Cass. civ., sez. I, 7 agosto 2024, n. 22291).

In altri termini viene data continuità al principio secondo cui l’anteriorità della “degradazione” del rapporto coniugale, rispetto all’adulterio di uno dei due coniugi, esclude il nesso causale tra il tradimento e l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Il ricorso viene integralmente respinto.

Avv. Emanuela Foligno

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