Il Ministro Lorenzin e le Regioni aggiornano l’Agenda Sanità, mettendo al centro formazione, vaccini e redistribuzione delle risorse finanziarie

Il punto sulle prorità della nuova Agenda Sanità lo ha fatto un tavolo che ha riunito insieme, ieri, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin e le Regioni. Tante le questioni in ballo, ma in primo luogo si è discusso delle risorse finanziarie da mettere in campo e di quelle che, invece, scarseggiano. Oltre a questo, si è parlato di investimenti in materia di edilizia sanitaria e macchinari, di governance del farmaco, di rilancio della medicina del territorio e, ovviamente, di vaccini.
Il tavolo sulla nuova Agenda Sanità, tenutosi ieri, si è concentrato sulla discussione dei circa 300 emendamenti presentati in commissione Igiene e Sanità del Senato al Ddl 2856 di conversione del decreto legge sull’obbligo a scuola. E mentre la ministra Lorenzin ha ribadito con forza “l’esigenza di partire subito, perché dobbiamo fare alzare le coperture”, le Regioni, come ribadito dal coordinatore degli assessori Antonio Saitta e dalla presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, auspicano modifiche sui tempi di attuazione del provvedimento, proponendo anche un ulteriore snellimento delle procedure burocratiche e la necessità di introdurre l’obbligatorietà anche per gli operatori sanitari.
Ma i temi che interessano la nuova Agenda Sanità sono tanti. I governatori insistono su un’inversione di rotta sotto il profilo delle risorse e spingono sull’autonomia, la quale dovrebbe declinarsi – come si legge dal documento prodotto nel corso dell’incontro – principalmente sotto tre profili. Programmatorio e organizzativo nella erogazione dei Lea, “in condizione di efficienza, qualità e appropriatezza”; per quanto concerne l’utilizzo delle risorse, invece, eliminando “sia i vincoli di destinazione – salvo casi straordinari da concordare preventivamente –, sia lo strumento, obsoleto e burocratico, degli obiettivi di piano, riportando tali risorse nel “contenitore” del fabbisogno indistinto”.
Infine, l’autonomia si sostanzierà nel potenziamento degli strumenti e degli indicatori di verifica dei Lea, attraverso il confronto “tra le buone pratiche regionali, la loro diffusione e la trasparenza dei procedimenti”.
Un altro tema centrale della nuova Agenda Sanità è stato l’attuazione dell’articolo 22 del Patto della salute del luglio 2014. Il confronto tra Ministero e Regioni ha portato alla promessa di un tavolo paritetico Miur, Salute e Regioni, volto a rivedere i modelli e i percorsi formativi pre e post laurea. In tal senso, le direttrici sono 5: rivalutazione, alla luce dei fabbisogni, dei corsi di laurea, delle scuole di specializzazione, della formazione post laurea, revisione dei contenuti formativi affinché siano coerenti con le nuove esigenze del Ssn; revisione degli attuali profili professionali; introduzione di corsi di specializzazione universitaria anche per la medicina generale al posto degli attuali corsi di formazione organizzati a livello regionale. Contestualmente, le Regioni hanno rilanciato il doppio canale per la formazione specialistica che prevede scuole di specializzazione e teaching hospital, proposto nel 2016 e mai realizzato.
In ambito di edilizia sanitaria, invece, l’idea è di chiudere le strutture obsolete e rinnovare i macchinari. ”Stiamo assistendo alla costruzione di ospedali nuovi e si liberano vecchi – ha dichiarato Antonio Saitta – questo significa che c’è un patrimonio immobiliare che non viene più utilizzato e non viene ricapitalizzato. Allora abbiamo pensato, perché a livello nazionale non si costruisce una norma, come avvenuto per le caserme, per cui il patrimonio immobiliare disponibile delle Asl non venga conferito in un fondo che permette di avere risorse che possiamo reimmettere nel fondo sanitario nazionale?”
Una proposta che mira a istituire una sorta di fondo nazionale che consenta di valorizzare le risorse disponibili, soprattutto alla luce del fabbisogno italiano che, ad esempio, per la sola messa in sicurezza delle strutture richiederebbe almeno 30 miliardi di euro.
Quanto al mancato aggiornamento della governance del farmaco, i governatori definiscono la situazione “inspiegabile e non più sostenibile” e propongono le loro soluzioni. Tra queste, l’introduzione della procedura di prezzo/volume; la ridefinizione dei tetti di spesa; i registri Aifa; criteri di attribuzione della innovatività; ridefinizione delle cosiddette “liste di trasparenza”; sostituibilità automatica dei farmaci biosimilari con gli originator; concorrenza nel mercato farmaceutico; revisione della delibera CIPE 3/2001; particolare attenzione va riservata ai farmaci CNN e ai farmaci inseriti negli elenchi della legge 648/1996; revisione dell’attuale sistema di attribuzione del budget; revisione del sistema di calcolo del payback. Oltre a questo, il documento richiede la creazione di “un soggetto/organismo per la valutazione ex ante dell’impatto sui processi clinici ed organizzativi dell’introduzione delle nuove tecnologie (tra cui i farmaci) e del loro successivo monitoraggio ex post”.
Sulla questione relativa alla medicina generale e alle cure primarie, poi, nel documento delle Regioni che va a definire la nuova Agenda Sanità si legge: “Il mutato contesto epidemiologico – con il costante incremento di situazioni di fragilità sanitaria e sociale – impone la riorganizzazione dell’assistenza territoriale che promuova, attraverso nuovi modelli organizzativi integrati, attività di prevenzione e promozione della salute, percorsi di presa in carico della cronicità basati sulla medicina di iniziativa, un forte impulso dell’assistenza domiciliare”.
 
LEGGI ANCHE:
SPRECHI SANITARI, IN ITALIA FRODI E ABUSI PER 6 MILIARDI DI EURO

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui