Aggravamento dei postumi di infortunio sul lavoro : negata la revisione della rendita Inail per superamento del decennio (Cassazione Civile, sez. lav., 16/02/2022, ud. 03/11/2021, dep. 16/02/2022, n.5117).

Aggravamento dei postumi di infortunio. La Corte d’Appello di Roma, in parziale riforma della sentenza di primo grado, accoglieva la domanda del lavoratore per il riconoscimento della rendita, in godimento, per aggravamento dei postumi conseguenti all’infortunio sul lavoro, corrispondente alla percentuale di menomazione del 20 %, in luogo della percentuale del 18 % riconosciuta, dall’INAIL in sede di revisione.

L’Inail impugna la decisione in Cassazione lamentando violazione del DPR 1124/1965  che non consente la revisione della rendita quando l’aggravamento dei postumi si verifichi oltre il decennio dalla data della sua costituzione.

Il ricorso è fondato.

Il D.P.R. n. 1124 del 1965, art. 83, commi 1 e 7, rispettivamente, prevede: “La misura della rendita di inabilità può essere riveduta, su domanda del titolare della rendita o per disposizione dell’Istituto assicuratore, in caso di diminuzione o di aumento dell’attitudine al lavoro ed in genere in seguito a modificazione nelle condizioni fisiche del titolare della rendita, purché, quando si tratti di peggioramento, questo sia derivato dall’infortunio che ha dato luogo alla liquidazione della rendita. La rendita può anche essere soppressa nel caso di recupero dell’attitudine al lavoro nei limiti del minimo indennizzabile” nonché: “Trascorso il quarto anno dalla data di costituzione della rendita, la revisione può essere richiesta o disposta solo due volte, la prima alla fine di un triennio e la seconda alla fine del successivo triennio”.

Il predetto termine di complessivi dieci anni, per la revisione della rendita per aggravamento dei postumi derivanti da infortunio sul lavoro, non è di prescrizione né di decadenza, ma delimita soltanto l’ambito temporale di rilevanza dell’aggravamento o del miglioramento delle condizioni dell’assicurato che fa sorgere il diritto alla revisione, sicché è ammissibile la proposizione della domanda di revisione oltre il decennio, a condizione che il lavoratore provi che la variazione (in meglio o in peggio) si sia verificata entro il decennio, e purché l’Istituto, entro un anno dalla data di scadenza del decennio dalla costituzione della rendita, comunichi all’interessato l’inizio del relativo procedimento che consente la revisione della prestazione economica della rendita per aggravamento o miglioramento.

Il dies a quo del termine di dieci anni previsto dal citato D.P.R. n. 1124, art. 83, comma 8, – entro il quale può procedersi, a domanda dell’assicurato o per disposizione dell’Istituto, alla revisione della rendita – è costituito dalla data di maturazione del diritto alla prestazione, e non già da quella del provvedimento di liquidazione o di inizio della materiale corresponsione della rendita, posto che l’atto formale ha natura meramente dichiarativa e ricognitiva.

Ciò posto, l’aggravamento dei postumi dell’infortunio risale ad agosto 2015 (la Corte d’Appello, infatti, ha liquidato la nuova rendita con effetto dal primo settembre 2015), ad oltre dieci anni dalla data di decorrenza della rendita, per cui la revisione della rendita per aggravamento non poteva essere disposta.

La sentenza impugnata viene cassata con il rigetto dell’originaria domanda.

Avv. Emanuela Foligno

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