Il lavoratore infortunato contesta la percentuale di aggravamento dei postumi permanenti dell’infortunio riconosciutogli dall’Inail in sede amministrativa nella misura dell’11% (Tribunale di Velletri, Sez. Lavoro, sentenza n. 49/2021 del 13 gennaio 2021)

Il lavoratore chiama a giudizio l’Inail onde vedere accertata l’esistenza di maggiori postumi derivati dall’infortunio professionale verificatosi in data 12.10.2017 nonché l’esistenza di un danno biologico stimato a seguito di aggravamento dei postumi permanenti nella misura del 16% e, per l’effetto, vedere accertato il diritto alla relativa rendita.

La causa viene istruita con l’acquisizione documentale e CTU Medico-legale, al cui esito il Tribunale ritiene infondata la pretesa.

Preliminarmente il Tribunale svolge la disamina dell’art. 74, co. 1 -2 e dell’art. 83 del D.P.R. n. 1124/1965 disciplinante l’indennizzo in capo al lavoratore in caso di inabilità permanente derivante da infortunio sul lavoro superiore al 10% e al 20% nel caso di malattia professionale.

Ciò posto, viene specificato che l’indennizzo delle menomazioni di grado pari o superiore al 6% e inferiore al 16% viene erogato in capitale, mentre, in caso di menomazione superiori al 16% l’indennizzo viene erogato in rendita attraverso il versamento di ratei mensili.

La rendita può essere soppressa nel caso in cui il lavoratore recuperi l’integrità psicofisica nei limiti del minimo indennizzabile in rendita.

In tale caso, qualora il grado di menomazione accertato sia compreso nel limite indennizzabile in capitale, viene corrisposto l’indennizzo in capitale calcolato con riferimento all’età dell’assicurato al momento della soppressione della rendita.

Svolta tale panoramica, e tornando al caso in decisione il Tribunale prende atto che in sede amministrativa l’Inail riconosceva al lavoratore ricorrente un danno biologico derivante dall’aggravamento dell’infortunio nella misura dell’11%.

La predetta valutazione viene contestata in tale sede dal lavoratore che invoca il riconoscimento di un danno biologico nella misura del 16%, ma l’Inail -chiudendo la fase amministrativa- conferma la quantificazione nella misura dell’11%.

L’esperita CTU Medico-Legale ha accertato che la valutazione svolta in sede amministrativa dall’Inail corrisponde alle effettive condizioni di salute del lavoratore a seguito dell’aggravamento e conferma un grado di menomazione in capo al lavoratore nella misura del 11% comprensivo dell’aggravamento.

Il Giudice del lavoro, condivide e fa proprie le conclusioni del Consulente in quanto ritenute logiche, razionali e pienamente intellegibili.

Per tale ragione il ricorso del lavoratore viene rigettato e le spese di CTU vengono poste a carico dell’Inail.

La decisione a commento, così come altre -molto numerose- dello stesso tenore, dimostra ancora una volta la necessità di agire in giudizio (solo) a fronte di una seria e concreta consulenza Medico-Legale di parte che individui la misura percentuale delle menomazioni secondo i parametri Inail, differenti da quelli civilistici.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Malattia professionale: presunzioni e correlazione causale

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui