La rinuncia alla surroga da parte dell’assicuratore non può consentire all’assicurato di cumulare il risarcimento ottenuto dal terzo con l’indennizzo dovuto dall’assicuratore

Chi ha riportato lesioni conseguenti a un sinistro stradale, in relazione al quale abbia ottenuto un indennizzo basato su una polizza di assicurazione privata contro gli infortuni in cui sia prevista la rinuncia alla surroga nei confronti del responsabile civile, ha diritto a ricevere dall’impresa assicuratrice incaricata della gestione del sinistro soltanto l’eventuale differenza tra l’ammontare che gli spetterebbe a titolo risarcitorio e quanto già percepito in forza della polizza infortuni.

Lo ha chiarito la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 14358/2019, pronunciandosi sul ricorso del conducente e del terzo trasportato di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale, contro la pronuncia dei giudici del merito che riconoscevano unicamente al secondo il diritto a conseguire dalla Società assicuratrice del mezzo la differenza, pari a Euro 32,81, tra quanto di sua spettanza a titolo risarcitorio, in conseguenza dell’incidente e quanto già percepito in forza di assicurazione privata infortuni, stipulata con la stessa società.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, gli attori ricordavano di aver agito in giudizio al fine di ottenere l’integrale risarcimento dei danni alla persona subiti. Difatti, quanto corrisposto loro in via stragiudiziale dall’Assicurazione privata era considerato un mero acconto della maggior somma cui ritenevano di aver diritto.

Ravvisata dal primo giudice – a norma dell’art. 2054 c.c. – una responsabilità paritetica dei conducenti dei due veicoli coinvolti nella causazione dell’incidente, la domanda risarcitoria dell’attore alla guida veniva rigettata sul rilievo della sufficienza di quanto dagli stessi percepito “ante causam”.

In sede di appello, il Tribunale, sul presupposto di una diversa ripartizione delle quote di responsabilità, quantificava in Euro 1.363,46 e Euro 2.812,81 le somme spettanti, rispettivamente, agli appellanti. Rilevando, però, nel contempo, che gli stessi avevano già ricevuto a titolo di indennizzo per lo stesso sinistro – in forza di polizza infortuni precedentemente stipulata con la stessa Compagnia convenuta – la somma di Euro 2.780,00 cadauno, riconosceva il diritto del solo trasportato (per il modesto importo di Euro 32,81) di conseguire la differenza, sebbene le due polizze infortuni prevedessero la rinuncia alla surroga dell’assicuratore nei confronti del responsabile civile.

I ricorrenti eccepivano davanti ai Giudici del Palazzaccio la violazione dell’art. 1908 c.c., in relazione al principio di integralità del risarcimento del danno, ritenendosi “contra legem” sottrarre – dall’ammontare del risarcimento determinato sulla base delle tabelle relative alle lesioni cd. “micro-permanenti”, emanate in attuazione dell’art. 139 cod. assicurazioni – l’indennizzo contrattualmente pattuito in una polizza infortuni, laddove sia stata prevista la rinuncia alla surrogazione di cui all’art. 1916 c.c.

Se è vero, infatti – sottolineavano gli attori – che il sistema risarcitorio di cui alla disciplina legislativa suddetta (come affermato da Corte Cost. sent. n. 235 del 2014) prevede un criterio legale di liquidazione del danno fondato sul legittimo bilanciamento tra i diritti inviolabili della persona e il dovere di solidarietà, nulla vieta che un soggetto possa maggiormente garantirsi con una polizza infortuni, predeterminando il valore della cosa assicurata ex art. 1908 c.c. La polizza, dunque, può avere uno scopo previdenziale, quantomeno in tutti i casi sia stata pattuita la rinuncia alla surroga dell’assicuratore nei confronti del responsabile civile.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto di non aderire alle argomentazioni proposte, rigettando il ricorso.

I base alla giurisprudenza di legittimità, infatti, “l’assicurazione contro gli infortuni non mortali costituisce un’assicurazione contro i danni ed è soggetta al principio indennitario, in virtù del quale l’indennizzo non può mai eccedere il danno effettivamente patito”, sicchè “il risarcimento dovuto alla vittima di lesioni personali deve essere diminuito dell’importo percepito a titolo di indennizzo da parte del proprio assicuratore privato contro gli infortuni”.

D’altra parte,nemmeno la rinuncia alla surroga da parte dell’assicuratore “può consentire all’assicurato di cumulare il risarcimento ottenuto dal terzo con l’indennizzo dovuto dall’assicuratore”, e ciò “per le seguenti ragioni”, ovvero: “perchè il diritto di surroga dell’assicuratore non è un elemento essenziale del contratto di assicurazione, e può dunque mancare senza che il contratto di assicurazione perda la sua funzione indennitaria; perchè la rinuncia al diritto di surroga giova solo al responsabile civile, non al danneggiato, il quale anche in questo caso non può cumulare risarcimento del terzo ed indennità dell’assicuratore; perchè il principio indennitario in materia assicurativa è principio di ordine pubblico e quindi inderogabile”.

Tale indirizzo – sottolineano da Piazza Cavour – ha, di recente, ricevuto pieno avallo dalle Sezioni Unite della Cassazione, avendo esse ribadito che nella assicurazione contro i danni “l’indennità è erogata in funzione di risarcimento del pregiudizio subito dall’assicurato in conseguenza del verificarsi dell’evento dannoso ed essa soddisfa, neutralizzandola in tutto o in parte, la medesima perdita al cui integrale ristoro mira la disciplina della responsabilità risarcitoria del terzo autore del fatto illecito” ravvisandosi, così, nella percezione dell’indennità assicurativa un’ipotesi di cd. “compensatio lucri cum damno”.

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