La contestazione in ordine all’inesistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità non può essere eccepita dal danneggiante (Tribunale di Sulmona, sentenza n. 1/2021 del 11 gennaio 2021)

L’Inps cita a giudizio con azione di surroga il proprietario del veicolo responsabile del sinistro e la Compagnia assicuratrice onde vederli condannati al pagamento della somma di euro 149.586,95 versata a titolo di assegno ordinario di invalidità alla vittima del sinistro.

L’Istituto deduce che:

  • in data 25.8.2001 alle ore 16.00 la vittima riportava lesioni personali a causa del sinistro provocato dal convenuto allorché mentre conduceva il veicolo Fiat Ducato, tamponava lo scooter Gilera Runner;
  • in conseguenza delle lesioni riportate la vittima presentava domanda di assegno ordinario di invalidità ai sensi della legge 12.6.1984 n. 122 e l’Inps erogava la prestazione;
  • con sentenza n. 406/2009 il Tribunale di Sulmona dichiarava l’esclusiva responsabilità della Fiat Ducato nella determinazione del sinistro e nonostante i ripetuti solleciti i convenuti non rimborsavano all’ente le somme erogate all’assicurato.

Si costituiscono in giudizio i convenuti contestando l’assenza dei presupposti fondanti l’azione di surroga in capo all’ente previdenziale atteso che, nel giudizio di accertamento della responsabilità per il sinistro accorso, non veniva riconosciuta nessuna diminuzione della capacità lavorativa generica del danneggiato e, inoltre, l’azione dell’INPS doveva ritenersi prescritta stante il lungo tempo trascorso dall’incidente.

Il Tribunale evidenzia che l’art. 14, L. 12 giugno 1984, n. 222, dispone che l’Istituto è surrogato, fino alla concorrenza del loro ammontare, nei diritti dell’assicurato o dei superstiti verso i terzi responsabili e le loro compagnie di assicurazione.

Il citato art.14 tratta in modo specifico della surrogazione consentendo di intervenire o di agire in via diretta per il recupero delle prestazioni erogate o, in capitalizzazione, da erogare nelle diverse ipotesi di accertata inabilità o invalidità dell’assicurato.

L’Istituto, quindi, è legittimato a recuperare dai terzi responsabili e/o dalle loro compagnie di assicurazione, gli importi dovuti in caso di riconoscimento di pensione di inabilità o di assegno ordinario di invalidità, allorché l’evento posto a base delle accertate patologie, dipenda da fatto imputabile a responsabilità di terzi.

Ciò posto, i convenuti non contestano la esclusiva responsabilità nella causazione del sinistro, ma sostengono che le lesioni patite dal danneggiato non fossero tali da determinare la concessione dell’assegno di invalidità.

I convenuti rimarcano che la CTU espletata nel corso del giudizio di accertamento della responsabilità non riconosceva riduzione alla capacità lavorativa del danneggiato.

Il Tribunale considera tale contestazione priva di fondamento.

La Suprema Corte ha affermato che “La surrogazione ex art. 1916 c.c. costituisce una peculiare forma di successione a titolo particolare nel diritto al risarcimento dell’infortunato, che si realizza nel momento in cui l’assicuratore abbia comunicato al terzo responsabile che l’infortunato è stato ammesso ad usufruire dell’assistenza e degli indennizzi previsti dalla legge, al contempo manifestando la volontà di avvalersi della surroga. Nella conseguente azione non ha rilievo il rapporto assicurativo di carattere pubblicistico concernente gli infortuni sul lavoro, ma soltanto la responsabilità aquiliana dell’autore dell’atto illecito, obbligato a risarcire il danneggiato o l’assicuratore che ne abbia anticipato l’indennizzo, sicché il responsabile non è legittimato ad opporre all’assicuratore eccezioni concernenti il contenuto del rapporto, salvo che esse incidano sulla misura del risarcimento del danno cui egli sarebbe tenuto nei confronti del danneggiato”.

Ne deriva che la contestazione in ordine all’inesistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno di invalidità non può essere eccepita dal danneggiante.

Tuttavia, risulta fondata l’eccezione di prescrizione dell’azione sollevata dai convenuti in ordine alla tempestività della domanda dell’INPS di agire in surroga.

Il fatto illecito veniva commesso in data 25.8.2001, la relativa prescrizione iniziava a decorrere in data 25.11.2001, termine ultimo per la proposizione della querela, e l’Inps non ha prodotto nessun documento interruttivo della prescrizione entro i due anni successivi.

Pertanto, il diritto alla surroga risulta prescritto per decorso del termine ai sensi dell’art. 2947, II comma, c.c.

Il Tribunale rigetta la domanda e condanna l’inps al pagamento delle spese di lite.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Invalidità civile, no agli accertamenti senza requisito anagrafico

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui