Accolto il ricorso dell’Inail contro la decisione di merito di riconoscere a un lavoratore l’indennizzo del danno biologico da infortunio sul lavoro per la perdita di due falangi del mignolo

“In tema di rendita da malattia professionale, nel regime introdotto dall’art. 13 del d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, il giudice – e per esso il consulente tecnico di ufficio – deve far riferimento al d.m. 12 luglio 2000 di approvazione delle tabelle delle menomazioni, di indennizzo del danno biologico e dei coefficienti, che ha natura di norma regolamentare con rilevanza esterna e la cui violazione è denunciabile in cassazione ai sensi dell’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.”. Lo ha ribadito la Cassazione con la sentenza n. 19405/2020 pronunciandosi sul ricorso dell’INAIL contro la decisione dei giudici del merito che avevano riconosciuto l’indennizzo in capitale per danno biologico da infortunio sul lavoro nella misura del 6% in favore di un lavoratore.

La Corte territoriale, in particolare, aveva respinto il rilievo dell’Inail secondo cui la menomazione era da ricondurre alla voce 252 (perdita falange unguale del mignolo) piuttosto che alla voce 256 (perdita di due falangi), in concreto applicata dal CTU sulla scorta di un criterio analogico utilizzato in ragione della maggiore perdita funzionale riscontrata rispetto a quella anatomica.

Nel rivolgersi alla Cassazione l’Inail deduceva la violazione dell’art. 13 c. 2 e 3 d.lgs. 38 del 23 febbraio 2000 in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., osservando che i giudici dell’appello avevano riconosciuto il diritto all’indennizzo in capitale per danno biologico nella misura del 6% sulla base dell’inquadramento in una voce della tabella delle menomazioni non corrispondente al danno subito.

Il Supremo Collegio ha ritenuto fondato il motivo del ricorso.

Nel caso in esame, infatti, il Giudice di secondo grado non si era attenuto ai criteri del citato D.M. in quanto, nel far propria la relazione di consulenza, aveva preso in considerazione per la valutazione del danno la voce tabellare 256, che prevede “perdita delle due ultime falangi del mignolo”, e non la voce corrispondente alla menomazione di “perdita subtotale della falange distale”, in concreto riscontrata.

“Non può assumere rilevanza – hanno specificato dal Palazzaccio – la notazione del CTU riguardo alla maggiore percentuale da riferire in concreto alla perdita funzionale rispetto a quella anatomica, poiché i criteri applicativi della tabella di cui al DM 12/7/2000 prevedono espressamente che, anche se di norma la perdita funzionale supera quella anatomica, per la stima occorre attenersi alla valutazione corrispondente alla perdita anatomica. Da li la decisione degli Ermellini di cassare con rinvio la sentenza impugnata.

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