L’ente proprietario della strada risarcisce i danni causati ad un automobilista dalla caduta di un albero sulla strada, anche se proveniente dal fondo privato

Il Tribunale di Pisa aveva rigettato la domanda di risarcimento danni avanzata da due una coppia nei confronti dell’ente proprietario della strada, in relazione all’incidente stradale verificatosi a causa della presenza sulla sede stradale di un albero di grandi dimensioni che, caduto a causa di una tempesta di vento aveva del tutto intercluso la carreggiata, rendendo inevitabile lo scontro con l’autovettura condotta dal ricorrente, dal quale erano derivate lesioni personali e la distruzione del veicolo.

L’ente convenuto si era costituito in giudizio chiamando in causa il proprietario del fondo limitrofo sul quale, secondo la tesi difensiva, era radicato l’albero che si era abbattuto sulla strada.

Contro tale pronuncia i due ricorrenti hanno proposto ricorso per cassazione lamentando l’errata ricostruzione giuridica dei fatti contestati.

La Corte di Cassazione ha più volte avuto modo di chiarire che il danneggiato che agisca per il risarcimento dei danno subiti mentre circola sulla pubblica via è tenuto alla dimostrazione dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, ma non anche della imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia o del trabocchetto, né della condotta omissiva o commissiva del custode, gravando su quest’ultimo, in ragione dell’inversione dell’onere probatorio che caratterizza la peculiare fattispecie di cui all’art. 2051 c.c., la prova di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire che il bene demaniale potesse presentare, per l’utente, una situazione di pericolo occulto, nel cui ambito rientra anche la valutazione della sua prevedibilità e visibilità rispetto alle concrete condizioni in cui l’evento si verifica (Cass. n. 11802/2016).

È stato anche affermato che la responsabilità della P.A. di cui all’art. 2051 c.c. opera anche in relazione alle strade pubbliche, con riguardo alla causa concreta del danno, rimanendo i soggetti che ne hanno la custodia liberati dalla responsabilità suddetta solo ove dimostrino che l’evento sia stato determinato da cause estrinseche ed estemporanee create da terzi, non conoscibili né eliminabili con immediatezza, neppure con la più diligente attività di manutenzione, ovvero da una situazione che imponga di qualificare come fortuito il fattore di pericolo, avendo esso esplicato la sua potenzialità offensiva prima che fosse ragionevolmente esigibile l’intervento riparatore dell’ente custode (Cass. n. 1629/2019).

La responsabilità dell’ente proprietario della strada

Del resto è principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità quello secondo il quale: “in tema di circolazione stradale, è dovere primario dell’ente proprietario della strada (o della società cui sono affidate e in relazione alle quali esercita i diritti e i poteri attribuiti all’ente proprietario) garantirne la sicurezza mediante l’adozione delle opere e dei provvedimenti necessari. Ne consegue che sussiste la responsabilità di detto ente in relazione agli eventi lesivi occorsi ai fruitori del tratto stradale da controllare, anche nei casi in cui l’evento lesivo trova origine nella cattiva o omessa manutenzione dei terreni laterali, ancorché appartenenti a privati, atteso che è comunque obbligo dell’ente verificare che lo stato dei luoghi consenta la circolazione dei veicoli e dei pedoni in totale sicurezza” (Cass. n. 23562/2011; n. 15302/2013).

E ancora “l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito, benché non abbia la custodia dei fondi privati che la fiancheggiano e, quindi, non sia tenuto alla loro manutenzione, ha l’obbligo di vigilare affinché dagli stessi non sorgano situazione di pericolo per gli utenti della strada, nonché –ove, invece, essi si verifichino – quello di attivarsi per rimuoverle o farle rimuovere, sicché è in colpa, ai sensi del combinato disposto degli articoli 1176, secondo comma c.c., e 2043 c.c., qualora, pur potendosi avvedere con l’ordinaria diligenza della situazione di pericolo, non l’abbia innanzitutto segnalata ai proprietari del fondo, né abbia adottato altri provvedimenti cautelativi, ivi compresa la chiusura della strada alla circolazione (Cass. n. 22330/2014; n. 6141/2018).

La decisione

Nella vicenda in esame, la Corte territoriale aveva reso una motivazione illogica, perché a fronte della statuizione del Tribunale che aveva accertato che l’albero era situato in un canale di scolo prospiciente la strada e che dunque, tale zona non rientrasse nella proprietà privata, aveva affermato, in relazione alla specifica censura dei ricorrenti, che nessuna prova era stata fornita circa l’appartenenza dell’area stradale dove era stato rinvenuto l’albero, con ciò omettendo di ricorrere al principio iura novit curia che imponeva proprio al giudice, sulla base dei fatti emersi dagli atti di causa, di individuare il soggetto responsabile della sorveglianza e della manutenzione del luogo dove si era verificato l’incidente.

Per queste ragioni, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio della causa alla Corte d’Appello di Firenze, in diversa composizione, per il riesame della controversia alla luce dei richiamati principi di diritto (Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, ordinanza n. 6651/2020).

La redazione giuridica

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