Antidiabetici, quasi 1000 morti in meno se impiegati per tutti i pazienti

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antidiabetici

Secondo un’analisi dell’Associazione Medici Diabetologi, con un impiego più appropriato degli antidiabetici potrebbero essere evitati annualmente quasi circa mille decessi e seicento ospedalizzazioni

Le malattie cardiovascolari (MCV) rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità fra i diabetici. In questi pazienti, rispetto alla popolazione sana, il rischio di morte per MCV aumenta di oltre 2 volte. Il rischio di infarto e ictus cresce fino a 4 volte.

Le complicanze macrovascolari rappresentano anche la maggior voce di spesa. Solo quella ospedaliera e farmacologica, imputabile a tali complicanze, ammonta a 2,6 miliardi di euro all’anno, circa un terzo dei costi diretti della patologia diabetica.

I principali Trials Clinici di Outcome Cardiovascolare (CVOTs) sugli antidiabetici – inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 (SGLT2i) e gli agonisti recettoriali del glucagon-like peptide (GLP-1 RA) – documentano, per alcune molecole, una riduzione degli eventi e della mortalità cardiovascolari.

La nuova monografia degli Annali AMD (Associazione Medici Diabetologi) “Diabete, obesità e malattia cardiovascolare: lo scenario italiano”, ha quantificato i pazienti italiani che potrebbero essere trattati con SGLT2i e GLP1 RA, le percentuali di quelli già in terapia, e il potenziale impatto derivante dall’utilizzo di questi farmaci in tutti i soggetti eleggibili.

Dall’analisi – sottolinea il Presidente AMD, Domenico Mannino – è emerso che se tutti i pazienti eleggibili fossero stati trattati rispettivamente con SGLT2i e GLP-1 RA, il beneficio cardiovascolare imputabile ai farmaci in studio si tradurrebbe in un numero consistente di eventi evitati. Nello specifico, con gli SGLT2i verrebbero scongiurate annualmente 363 morti per tutte le cause (di cui 307 per cause cardiovascolari) e 201 ospedalizzazioni per scompenso. Con i GLP-1 RA, si potrebbero evitare 539 morti e 404 ospedalizzazioni.

Alla luce del pesante impatto delle MCV nel diabete, i risultati dei trial di safety cardiovascolare  suggeriscono un cambio di paradigma. In particolare, passando dalla riduzione della sola emoglobina glicata (HbA1c) a un focus più ampio sulla riduzione del rischio cardiovascolare. L’analisi condotta dall’AMD ha permesso di quantificare l’impatto nel mondo reale di questi trial e l’applicabilità dei loro risultati a una vasta popolazione in condizioni di normale pratica clinica.

AMD ha anche avviato il nuovo progetto formativo “Dai CVOT ai PDTA. La traduzione in pratica clinica delle linee guida cardiometaboliche”.

L’obiettivo è quello di rendere i diabetologi italiani sempre più “abili” nell’impiego appropriato di queste nuove classi di antidiabetici.

“Molti soggetti con diabete di tipo 2 – conclude Mannino – potrebbero beneficiare di trattamenti che nei trial clinici hanno documentato effetti positivi sugli eventi cardiovascolari. Oggi solo una minima quota di tali pazienti risulta effettivamente in trattamento, mentre un uso diffuso di queste molecole porterebbe a evitare ogni anno un numero sostanziale di decessi e di ospedalizzazioni per scompenso cardiaco. È auspicabile che nel prossimo futuro l’uso appropriato di SGLT2i e GLP1 RA, in accordo con le più recenti linee guida italiane e internazionali, possa allargarsi a tutti i pazienti potenzialmente eleggibili, contribuendo a ridurre l’impatto clinico, sociale ed economico delle malattie cardiovascolari nelle persone con diabete di tipo 2”.

 

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