La donna era morta nel marzo del 2020 per una appendicite acuta non diagnosticata dopo due accessi in Pronto soccorso; la perizia medico legale avrebbe evidenziato la sussistenza di responsabilità in capo ai sanitari della struttura

Morì per una appendicite acuta non diagnosticata. Ora i familiari, sulla scorta di una relazione medico legale, chiedono di essere risarciti per la perdita della loro cara.

Il fatto risale al marzo del 2020. La donna, 57enne di Anagni, era stata colta da forti dolori addominali. In base a quanto ricostruito da Frosinone Web era stata trasportata al Pronto soccorso di Alatri, dove il personale sanitario le avrebbe diagnosticato un blocco intestinale; quindi, era stata dimessa con la prescrizione di una terapia. Il giorno successivo, però, sentendosi nuovamente male, la donna era tornata nel nosocomio del centro ciociaro ma anche in questo secondo caso era stata dimessa dopo alcune ore.

Una volta a casa la situazione era precipitata richiedendo una nuova corsa in ospedale, questa volta a Frosinone. Qui, i medici, le avevano riscontrato una lesione interna con fuoriuscita delle feci che aveva determinato l’insorgere di una infezione.

La paziente era quindi stata operata, ma era entrata in coma ed era deceduta dopo il trasferimento nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Sora.

In seguito alla tragica scomparsa i familiari, intenzionati a verificare la sussistenza di eventuali responsabilità sanitarie, si erano rivolti alla magistratura presentando una denuncia.

Le conclusioni del perito avrebbero effettivamente evidenziato un comportamento imprudente da parte dei sanitari del pronto soccorso di Alatri nel corso del secondo accesso che, a detta dell’esperto, avrebbe comportato – riferisce ancora Frosinone Web “un ritardo diagnostico/terapeutico nella cura della appendicite acuta a cui si deve ricondurre il decesso”. Da lì la richiesta di risarcimento danni all’Azienda Sanitaria Locale.

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