La donna non aveva adempiuto all’onere di dimostrare la ricorrenza dei presupposti di legge per il riconoscimento del diritto a percepire l’assegno divorzile

Con la sentenza n. 26082/2019, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna che chiedeva, in seguito alla cessazione degli effetti civili del matrimonio, il riconoscimento di un assegno divorzile di 350 euro mensili a carico dell’ex marito.

L’istanza era stata respinta sia dal Tribunale che dalla Corte di appello. I Giudici del merito avevano rilevato che, mentre l’uomo aveva prodotto in giudizio le proprie dichiarazioni dei redditi – dalle quali risultava un reddito annuo per gli anni fra il 2011 e il 2013 oscillante fra 13.174 Euro e 13.817 euro – la moglie non aveva presentato nessuna documentazione sul proprio reddito.

Inoltre, in secondo grado, era stata evidenziata  la mancanza di qualsiasi deduzione probatoria da parte della signora circa l’insufficienza della propria situazione patrimoniale e circa l’impossibilità di sopperirvi con la propria capacità lavorativa.

Peraltro la Corte territoriale aveva preso atto della dichiarazione dell’appellante circa il percepimento di una pensione di reversibilità di 520,29 euro mensili nonché della circostanza non contestata per cui la stessa aveva di recente acquistato un immobile accendendo un mutuo finalizzato all’acquisto che continuava regolarmente a pagare.

In definitiva la donna  non aveva quindi adempiuto all’onere probatorio che su di essa incombeva per dimostrare la ricorrenza dei presupposti di legge per il riconoscimento del diritto a percepire un assegno divorzile.

Nel ricorrere per cassazione, la signora aveva dedotto l’omesso esame del suo CUD (6.524 Euro l’anno) e della documentazione sulla sua condizione di invalida all’80%. Inoltre rilevava che la pensione di reversibilità era stata erroneamente ritenuta insufficiente a coprire le spese documentate.

Ma per i Giudici Ermellini il ricorso non coglie la ratio decidendi della decisione impugnata.

La Corte di appello, infatti, aveva rilevato che doveva ritenersi provato un reddito annuo corrispondente all’importo della pensione di reversibilità ma aveva anche riscontrato una capacità economica superiore, dimostrata dall’acquisto immobiliare e dalla dimostrata capacità di fare fronte al mutuo acceso per l’acquisto e non compatibile con la sola disponibilità della pensione di reversibilità.

A fronte di questa ricostruzione l’impugnante, tuttavia, non  aveva dedotto prove atte a dimostrare la insufficienza dei mezzi a disposizione e l’impossibilità di sopperirvi con la propria capacità lavorativa.

La redazione giuridica

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