Assistenza domiciliare tra responsabilità contrattuale e responsabilità aquiliana

La sentenza della Suprema Corte n.19186/2020 offre lo spunto per una analisi dei profili di responsabilità nei contratti per l’assistenza domiciliare di persone disabili, inferme o anziane.

Il caso riguarda una persona anziana inferma che era assistita in casa da una donna, che veniva citata in giudizio per il risarcimento dei danni causati dalla caduta della signora dalla sedia di comodità. Successivamente alla caduta la signora aveva riportato la rottura del femore e in corso di giudizio era deceduta; il giudizio infatti veniva portato avanti dal figlio.

Deduceva  la ricorrente che la Corte d’appello avrebbe erroneamente individuato la esistenza di un “contratto di assistenza” stipulato dalla danneggiata con la badante, atteso che tale circostanza di fatto non era mai stata dedotta dagli attori in primo grado, trattandosi quindi di mera congettura priva di riscontri nei fatti allegati d’e provati in giudizio e che aveva condotto persino all’accertamento della violazione di una obbligazione contrattuale il cui oggetto era una prestazione rimasta indefinita nel suo contenuto e che non avrebbe potuto pertanto costituire parametro dell’asserito inadempimento.”

La Suprema Corte, valutato il caso, scrive: “meramente consequenziale al differente titolo del diritto fatto valere in giudizio e quindi al bene della  vita di cui si chiede la tutela (petitum mediato) attraverso gli effetti della pronuncia giudiziale (petitum immediato), questi ultimi soltanto essendo gli elementi identificativi della domanda (Vedi: Corte cass. Sez. 3 – , Sentenza n. 3539 del 10/02/2017): pertanto la scelta processuale della applicazione, alla fattispecie dedotta in giudizio, dei peculiariregimi del riparto dell’onere probatorio e della prescrizione, esplicherà senzadubbio rilevanti riflessi sul piano delle modalità di esercizio della difesa e sulla effettività della garanzia del contraddittorio nel corso del processo, ma tali regimi non forniscono alcuna indicazione sulla esatta individuazione della”causa petendi” e del “petitum” delle domande risarcitorie ex contractu o exlege Aquilia.” Specificando che “risarcimento del danno esige che l’attore indichi espressamente i “fatti materiali” che assume essere stati lesivi del proprio diritto, a pena di nullità per violazione dell’art. 163, n. 4, cod. proc. civ., costituendo tali fatti materiali gli elementi indispensabili ad identificare la “causa petendi”, ossia il titolo o meglioil fatto genetico del diritto di cui si chiede la tutela (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 17408 del 12/10/2012 )”.

All’esito delle considerazioni che precedono la Corte accoglie parzialmente il ricorso e rinvia alla Corte d’Appello.

                                                                       Avv. Claudia Poscia

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