Marciapiede sconnesso e caduta del bambino (Cass. civ., sez. VI – 3, 11 novembre 2022, n. 33390).

Marciapiede sconnesso e caduta del bambino: non è responsabile il Comune ma il nonno per omessa vigilanza.

I genitori del bambino citavano in giudizio il Comune davanti al Tribunale di Lecce, chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni patiti dal loro figlio minore a seguito di una caduta avvenuta a causa del marciapiede sconnesso.

Il Tribunale rigettava la domanda compensando le spese di giudizio. Successivamente, la Corte di Appello di Lecce rigettava il gravame condannando gli appellanti al pagamento delle spese di secondo grado.

La decisione di Appello viene impugnata attraverso cinque censure. Si lamenta, in sintesi, violazione dell’art. 2051 c.c., rilevando che dalle deposizioni testimoniali risulterebbe che l’allora minore cadeva per il marciapiede sconnesso, non potendo tale causa considerarsi come abnorme e tale da escludere la responsabilità del custode; violazione e falsa applicazione dell’art. 2729 c.c. e dell’art. 115 c.p.c., per avere la Corte d’appello posto a base della decisione circostanze non allegate dal Comune.

Le censure vengono considerate infondate.

In tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione, anche ufficiosa, dell’art. 1227, comma 1, c.c., richiedendo una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela, riconducibile al principio di solidarietà espresso dall’art. 2 della Costituzione.

Ne consegue che, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso, quando sia da escludere che lo stesso comportamento costituisca un’evenienza ragionevole o accettabile secondo un criterio probabilistico di regolarità causale, connotandosi, invece, per l’esclusiva efficienza causale nella produzione del sinistro.

La Corte d’appello, è pervenuta alla conclusione di dover attribuire l’intera responsabilità dell’accaduto al minore ed al nonno che in quel momento era tenuto alla sua sorveglianza.

Tale convincimento è stato raggiunto sulla base di una serie di considerazioni. La sentenza impugnata ha infatti osservato che la caduta era avvenuta in un luogo ben noto al bambino, posto che si era nei pressi della casa del nonno; che il marciapiede sconnesso era noto sia ai genitori che al minore; che gli effetti della caduta deponevano nel senso che il bambino stesse correndo, il che avrebbe obbligato il nonno ad un’adeguata sorveglianza; che il comportamento colposo di chi era tenuto alla sorveglianza era tale da interrompere il nesso di causalità tra la cosa e il danno, escludendo in questo modo la responsabilità del Comune ai sensi sia dell’art. 2051 che dell’art. 2043 c.c..

Lo stesso ricorrente riferisce che la caduta avveniva intorno alle ore 20.30 del 12 luglio 2010 e che può ritenersi nozione di comune esperienza che nel mese di luglio vi sia a quell’ora una piena visibilità, tanto più rilevante in considerazione della notorietà dei luoghi.

La circostanza, evidenziata dalla Corte d’appello, secondo cui il bambino stava correndo è solo di contorno, nel senso che la sentenza, correttamente applicando la giurisprudenza di legittimità, ha affermato che la caduta era da ricondurre ad un’omessa vigilanza da parte di chi era tenuto alla custodia del minore, interrompendosi in tal modo il nesso di causalità.

Le censure, in sostanza, sollecitano un nuovo e non consentito esame del merito.

Il ricorso viene rigettato.

Avv. Emanuela Foligno

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