Era il 3 luglio 2018 quando, dopo un intervento di 12 ore eseguito nel reparto di Cardiochirurgia pediatrica di Taormina, Beatrice, una bambina di soli 5 mesi ne usciva quasi in fin di vita. Trasportata d’urgenza all’ospedale Bambino Gesù di Roma, la piccola moriva dopo due mesi

Ora i genitori chiedono giustizia.

Beatrice non c’è più – hanno dichiarato – aveva solo 5 mesi e prima dell’intervento sorrideva. Non ci arrenderemo finché chi ha agito con superficialità non pagherà. Ciò che è capitato a lei non deve accadere ad altri bambini”.

Sulla vicenda la magistratura ha aperto due inchieste, con due i medici indagati.

Beatrice era nata il 2 marzo del 2018 con una malformazione, già diagnosticata quando ancora era in utero.

Un difetto intraventricolare (Div), che se tenuto sotto controllo, può garantire la sopravvivenza fino all’età adulta.

Ma da quanto riportato sulle pagine del quotidiano locale La Repubblica, subito dopo la nascita, un cardiologo dell’ospedale Cervello di Palermo consigliò ai due genitori di intervenire immediatamente, mettendoli in contatto con il cardiochirurgo del Bambino Gesù di Taormina.

Durante l’ecocardiogramma, scrive la mamma- il cardiologo di Taormina notò una deviazione del percorso dell’arteria ( sling polmonare). Li assicurò “comunque, di avere la situazione molto chiara, avendo effettuato l’angiotac“.

Il 30 giugno la bambina veniva ricoverata. Alle 10,30 del 3 luglio Beatrice entrava in sala operatoria, ma qualcosa va storto – ha dichiarato la mamma al quotidiano locale: “Esce dopo 12 ore in condizioni pietose, maltrattata, esausta, piena di tubicini che uscivano dal naso, dalla bocca, dalla pancia. Il cardiochirurgo ci dice che l’intervento è stato più complicato del previsto: a Beatrice manca l’arteria polmonare sinistra”. E subito la frase che lascia tutti senza parole: “Signori Morici, purtroppo vi ho omesso che l’angiotac era illeggibile” .

Dopo l’intervento, la neonata ha avuto un arresto cardiaco e il resto lo conosciamo già.

Ora i genitori chiedono di conoscere la verità. Ma pare tuttavia, che la vicenda giudiziaria sia in un vicolo cieco.

Subito dopo il tragico episodio la coppia aveva sporto denuncia alla procura di Roma e ancora si aspettano i risultati dell’autopsia.

Contemporaneamente era stato aperto un fascicolo d’inchiesta a Messina. Ma all’udienza del 20 marzo 2019 il pubblico ministero ha fatto sapere di voler chiedere l’archiviazione del caso.

Cosicché i genitori di Beatrice hanno fatto appello direttamente al Gip di Messina, attraverso una lettera  che il loro difensore di fiducia gli ha recapitato in udienza. Una lettera affinché si continui ad indagare e si faccia luce sulla vicenda e sui (presunti) responsabili del tragico episodio.

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