Non viene attribuita colpa all’attore della caduta poiché la presenza della buca stradale ricoperta d’acqua non era visibile (Tribunale di Trani, Sentenza n. 1636/2021 del 30/09/2021-RG n. 5249/2017)

Con atto di citazione l’attore avanza una domanda risarcitoria per il sinistro verificatosi in Trani in data 15.11.2014 alle ore 9,20 circa, quando alla guida del proprio motociclo, cadeva in conseguenza di una buca stradale ricoperta d’acqua non segnalata.

Il Giudice osserva che la giurisprudenza ha evidenziato la radicale oggettivazione dell’ipotesi normativa di cui all’art. 2051 c.c., insita nella prospettiva adottata, che rende più congruo parlare di rischio da custodia, piuttosto che di colpa nella custodia e di presunzione di responsabilità, piuttosto che di colpa presunta.

Posto che la responsabilità ex art. 2051 c.c. è esclusa solamente dal caso fortuito, viene osservato che, contrariamente a quanto sostenuto dal Comune, non può ravvisarsi la sussistenza di un caso fortuito, inteso nel senso più lato, comprensivo anche della colpa esclusiva del danneggiato, nella verificazione del sinistro.

In particolare non può attribuirsi a colpa dell’attore la caduta in questione poiché la presenza della buca nel manto stradale, nel punto esatto in cui si è verificato il sinistro, ha agevolato la caduta e non era visibile.

I testimoni hanno confermato sia la presenza della buca, sia la presenza di acqua piovana che celava completamente la presenza della buca stessa.

Ne deriva che il danno subito sia stato causato dalla cosa custodita (art. 2051 c.c.).

La condotta dell’attore non configura il caso fortuito di cui all’art. 2051 c.c., non potendo considerarsi tale condotta come imprevedibile ed inevitabile per il Comune, essendo invece prevedibile il passaggio di veicoli proprio nel tratto di strada in cui insisteva la imperfezione.

Accertato il nesso causale, spettava alla parte convenuta dimostrare che quest’ultimo si è verificato per una causa sopravvenuta da sola sufficiente a determinarlo, il che non è avvenuto.

Per quanto riguarda il risarcimento dei danni patiti, il Giudice, passa al vaglio gli esiti della CTU Medico-Legale che ha accertato n. 50 gg. di invalidità temporanea al 75%, n. 30 gg. di invalidità temporanea al 50%, n. 10 gg. di invalidità temporanea al 25%, e che sono residuati postumi permanenti nella misura del 5%.

Applicando i parametri della Tabella del Tribunale di Milano, il danno complessivo subito dall’istante viene liquidato in euro 3.712,50 per l’ITP al 75%, in euro 1.485,00 per l’ITP al 50%, in euro 247,50 per l’ITP al 25%, in euro 8.007 ,00 per il danno biologico permanente, oltre spese sanitarie per euro 244,00.

L’attore ha chiesto anche la liquidazione del danno patrimoniale consistente nella mancata fruizione del bonus IRPEF previsto dal d.l. n. 66/2014, convertito nella legge n. 190/2014, derivante dal mancato superamento della soglia di reddito pari a euro 8.000,00 negli anni 2014 e 2015, riduzione di reddito conseguente al sinistro.

La domanda è infondata: posto che il danno risarcibile coincide con la perdita o il mancato guadagno conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento, la cui delimitazione è determinata in base al giudizio ipotetico, sulla differenza tra la situazione dannosa e quella che sarebbe stata se il fatto dannoso non si fosse verificato , giusto il disposto dell’art. 1123 c.c., viene osservato che il sinistro si è verificato il 15.11.2014, donde la ininfluenza della contrazione di reddito per l’anno 2014 ai fini in questione.

Per l’anno 2015, non vi è prova che l’attore avrebbe lavorato come dipendente per tutto il corso dell’anno, per cui non vi è prova che il mancato superamento della soglia di euro 8.000,00 sia imputabile al sinistro oggetto di causa.

Fondata, invece l’altra domanda di danno patrimoniale quantificato nella misura di euro 1.600,00, derivante all’attore dalla percezione per quattro mesi, dal 15.11.2014 al 15.03.2015, di un’indennità INAIL pari a euro 450,00, inferiore all’importo di euro 850,00 di retribuzione percepita prima del sinistro.

Il Comune di Trani, pertanto, viene condannato a pagare l’importo in questione a titolo di mancato guadagno derivante all’attore dal fatto illecito dedotto in giudizio.

L’importo complessivo spettante al danneggiato è di euro 15.307,71.

Le spese di lite vengono compensate per la metà stante la parziale soccombenza reciproca tra le parti derivante dal solo parziale accoglimento della domanda .

Avv. Emanuela Foligno

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