Accolto il ricorso del proprietario di un veicolo che chiedeva il risarcimento dei danni causati dalla presenza di una buca sulla sede stradale

Legittimato a domandare il risarcimento del danno patrimoniale consistente nel costo di riparazione di un autoveicolo, danneggiato in un sinistro stradale, non è necessariamente il proprietario o il titolare di altro diritto reale sul bene mobile, ma anche chi, avendo il possesso o la detenzione del veicolo, risponda nei confronti del proprietario dei danni occorsi allo stesso e abbia provveduto a sue spese, avendovi interesse, alla riparazione del mezzo. Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 21779/2021 pronunciandosi sul ricorso di un uomo che aveva agito in giudizio nei confronti di un’Amministrazione comunale per il risarcimento di danni alla sua vettura, finita in una buca sulla sede stradale di quella città, e conseguentemente danneggiatasi.

Alla guida dell’auto, tuttavia, vi era il figlio e il Giudice di Pace, in primo grado, aveva respinto la domanda ritenendo non provata la proprietà del veicolo in capo al ricorrente, in quanto non vi era in atti il certificato di proprietà, né ne era stata chiesta tempestiva ammissione. La decisione era stata confermata anche dal Tribunale che, in sede di appello, oltre a confermare la mancanza del certificato di proprietà, aveva escluso che potesse costituire prova indiziaria della titolarità della vettura il verbale dei carabinieri che aveva raccolto la dichiarazione del figlio e verificata la copertura assicurativa.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte l’attore denunciava violazione dell’articolo 2697 c.c. eccependo che, a prescindere dal certificato di proprietà, la prova della titolarità della vettura avrebbe potuto indursi comunque da altri elementi emersi dal procedimento, ed in particolare dalla dichiarazione resa dal figlio ai carabinieri e dal riscontro da parte di questi ultimi della copertura assicurativa. Inoltre, assumeva che il risarcimento può essere preteso non solo dal proprietario ma altresì da chiunque abbia la disponibilità ed abbia provveduto alla riparazione, e quest’ultima forma di relazione con il bene, nel caso in esame, era ampiamente dimostrata.

Gli Ermellini hanno ritenuto di aderire alla doglianza proposta accogliendo il ricorso in quanto fondato.

La Cassazione ha rilevato, in particolare, che “intanto vi era in atti la fattura della carrozzeria intestata al ricorrente; v’era il libretto di circolazione, v’era l’indizio costituito dalla copertura assicurativa a nome del ricorrente medesimo; tutti elementi, se non della proprietà della vettura da parte di quest’ultimo, perlomeno della sua disponibilità e della circostanza che a riparare il danno era stato proprio il ricorrente”. Il Tribunale invece aveva inteso porre a base della legittimazione della domanda di risarcimento solo il titolo di proprietà e non un titolo di godimento del bene comunque rilevante, dimostrabile per presunzioni, violando dunque la regola richiamata. 

La redazione giuridica

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