Viene negato il risarcimento del danno alla salute all’insegnante caduta nel corridoio della scuola poiché viene considerata incauta la sua condotta

La vicenda, relativa alla caduta nel corridoio della scuola di un’insegnante, viene decisa dalla Corte di Appello di Salerno (sez. II, sentenza n. 1047 del 25 settembre 2020) a seguito di impugnazione della sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Salerno.

La docente conveniva in giudizio l’istituto scolastico di Amalfi presso cui prestava servizio al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa del sinistro verificatosi in data 23/1/2006, agendo in via principale ai sensi dell’art. 2051 c.c. e in via gradata ai sensi dell’art. 2043 c.c..

La donna rappresentava che uscendo dalla sala dei professori, inciampava in materiali di scarto presenti sul pavimento, non visibili né segnalati, perdeva l’equilibrio e cadeva a terra urtando violentemente con la rotula della gamba destra contro il pavimento, cosi riportando lesioni personali con postumi permanenti nella misura del 3/%.

Il Giudice di prime cure riteneva che l’evento lesivo fosse da ricollegare in via esclusiva all’incauta condotta della danneggiata e rigettava la domanda.

Nello specifico emergeva dal giudizio di primo grado che la docente inciampava in fascette e fogli di cellophane utilizzati per confezionare i giornali che quotidianamente venivano recapitati presso la sede scolastica e messi a disposizione del personale.

Per tale ragione, tenuto conto della natura e delle dimensioni dell’intralcio nonché dell’impossibilità  di ritenere tale ostacolo non visibile dalla danneggiata, si affermava che la caduta poteva essere agevolmente evitata con uno sforzo di attenzione esigibile in concreto.

La docente propone appello che viene respinto dalla Corte territoriale.

La donna lamenta di avere correttamente provato il nesso eziologico tra il danno subito e il materiale di ingombro presente sul pavimento e la errata esclusione di responsabilità ex art. 2051 c.c. in capo al Ministero dell’Istruzione.

Le suddette critiche vengono considerate prive di pregio.

Preliminarmente viene ribadito che la giurisprudenza di legittimità ha affermato che il criterio di imputazione della responsabilità di cui all’ art. 2051 c.c. ha carattere oggettivo essendo sufficiente, per la sua configurazione, la dimostrazione da parte del danneggiato del nesso di causalità tra la cosa in custodia ed il danno, mentre sul custode grava l’onere della prova liberatoria del caso fortuito, inteso come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra cosa e danno, ed è comprensivo della condotta incauta della vittima, che assume rilievo ai fini del concorso di responsabilità ai sensi dell’ art. 1227 c.c., comma I,  e deve essere graduata sulla base di un accertamento in ordine alla sua effettiva incidenza causale sull’evento dannoso, che può anche essere esclusiva.

La sentenza di primo grado appellata viene ritenuta conforme ai principi di diritto regolanti la materia.

La Corte, infatti, osserva che una delle testimonianze rese comprova che l’evento lesivo (caduta nel corridoio della scuola) sia stato determinato esclusivamente dall’imprudente condotta della danneggiata che se avesse prestato la dovuta attenzione non avrebbe perso l’equilibrio e non sarebbe caduta.

In particolare la prova testimoniale ha confermato che i pacchi di giornali arrivavano ogni giorno presso l’istituto scolastico e venivano posizionati su di un tavolo situato dinanzi alla sala dei professori ed ha riferito che i giornali venivano aperti dai bidelli, dagli alunni e dai docenti, non essendovi una persona addetta alla loro apertura.

Osserva la Corte che il materiale di scarto presente sul pavimento era agevolmente avvistabile dalla danneggiata giacché il teste, che procedeva alle spalle della collega, nelle stesse condizioni di tempo e di luogo avvistava il materiale di scarto.

Ne deriva che l’incauta condotta della donna ha rappresentato una causa di per sè sola sufficiente a determinare l’evento dannoso dedotto in giudizio, interrompendo così il nesso di causalità tra la cosa e il danno subito.

Viene rigettato l’appello principale della donna e quello incidentale con conseguente conferma della pronunzia di primo grado e declaratoria di compensazione delle spese.

Avv. Emanuela Foligno

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