Negato il ristoro del danno per una caduta sul pavimento di proprietà condominiale asseritamente causata dalla presenza di ghiaccio o neve non rimossa

Si era visto rigettare, in sede di merito, la domanda risarcitoria proposta nei confronti di un Condominio in seguito ad una caduta sul pavimento di proprietà condominiale. L’attore riferiva, in particolare:

  • di aver adito il Tribunale agendo ai sensi dell’art. 2051 cod. civ., ovvero in via di subordine ex art. 2043 cod. civ., indicando sin dall’atto di citazione di essere caduto in corrispondenza dell’ingresso dello stabile condominiale, “per la presenza di ghiaccio o neve non rimossa” sul pavimento, “lastricato a mattonelle (qualcuna anche sconnessa)”
  • che nel corso del giudizio di primo grado, oltre a produrre fotografie attestanti la “situazione di pericolosa insidia del pavimento”, giacché esse ne “evidenziavano la sconnessione”, aveva articolato prova testimoniale diretta, tra l’altro, a dimostrare che le mattonelle erano “rotte e sconnesse”
  • che il giudice di prime cure, tuttavia, aveva respinto la domanda risarcitoria, sul presupposto che l’attore — quantunque avesse dedotto “la circostanza che la pavimentazione fosse sconnessa”, facendone “oggetto pure di istanza di prova”, — aveva, in realtà, ricondotto la caduta non ad un inciampo, bensì ad una scivolata, ovvero ad un fatto privo “di qualsiasi rilievo ai fini della decisione, perché del tutto scollegato dall’eziologia della caduta” come dallo stesso individuata;
  • che esperito gravame dall’attore soccombente (reiterando, peraltro, la richiesta di prova testimoniale non ammessa dal Tribunale), il giudice di appello lo aveva rigettato, confermando la reiezione della domanda risarcitoria, quantunque “con motivazioni diverse”, ovvero che egli non avrebbe fatto “nessun accenno alla sconnessione delle piastrelle come causa della caduta, attribuita definitivamente soltanto alla presenza di neve” (non essendo stato, nell’appello, “menzionato neppure il ghiaccio”), ed inoltre che “i fatti di causa come allegati” non consentissero di affermare che lo stato dei luoghi presentasse “un’obiettiva pericolosità”;
  • che su tali basi, pertanto, la Corte territoriale concludeva attribuendo la causa della caduta alla condotta negligente dello stesso danneggiato, essendo la presenza della neve “visibile e nota all’attore, sia perché era caduta per tutta la giornata, sia perché egli era già passato da quello stesso luogo per entrare all’interno del locale” (sito nello stabile condominiale), nonché risultando la “presenza di ghiaccio, alle ore 23.00 circa del 15 dicembre”, non solo “assolutamente prevedibile”, ma tale da imporre “una cautela adeguata ad una situazione di potenziale rischio”

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, l’uomo denunciava “omessa valutazione di un fatto decisivo”, censurando la sentenza impugnata per “aver giudicato come non allegato un fatto (idoneo ad «affermare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità» ai sensi dell’art. 2051 cod. civ.”), vale a dire la sconnessione della pavimentazione, che invece “è stato puntualmente allegato, documentato fotograficamente e chiesto di provare per testi”.

Gli Ermellini, tuttavia, con l’ordinanza n. 19094/2021, hanno ritenuto inammissibile il motivo del ricorso. Per la Cassazione, infatti, il giudice di appello non aveva per nulla omesso l’esame del fatto costituito dalla disconnessione della pavimentazione, ma aveva solo ritenuto che nella domanda del ricorrente esso non fosse individuata quale causa della caduta, sicché non poteva dirsi che la sentenza impugnata non avesse “preso in considerazione” tale fatto.

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