Sale il livello di allerta per il virus Zika, che si teme essere legato all’insorgenza di microcefalie nei neonati. E ora l’OMS teme una diffusione su larga scala.

Cresce l’allerta per la diffusione del virus Zika, che potrebbe essere collegato alle migliaia di casi di microcefalia fetale che si sono diffusi in Brasile, il paese che, a breve, ospiterà le Olimpiadi 2016.

Il prossimo 1° febbraio si riunirà il Comitato di emergenza dell’Organizzazione mondiale della sanità che avrà il compito di decidere se sia il caso di dichiarare una emergenza sanitaria internazionale. Ma, intanto, l’Oms ha sottolineato che il virus Zika si sta diffondendo nelle Americhe “in maniera esplosiva”.

Il direttore dell’Organizzazione mondiale per la sanità, Margaret Chan, facendo il punto su Zika ha ricordato che, ad oggi, “i casi sono stati segnalati in 23 paesi e territori delle Americhe. Il livello di allarme è estremamente elevato. L’arrivo del virus in alcuni punti è stato associato a un forte aumento della nascita di bambini con malformazioni alla testa o casi di sindrome di Guillain-Barre” ma, “non è ancora stata stabilita una relazione causale tra l’infezione da virus Zika e le malformazioni alla nascita e sindromi neurologiche”.

Il sospetto rimane forte, però, e per questo l’allerta dell’Oms per la diffusione di Zika è massima. Il profilo di rischio del virus, proprio per questo motivo, è passato “da minaccia lieve a una di proporzioni allarmanti. L’aumentata incidenza di microcefalia è particolarmente allarmante, in quanto pone un fardello straziante sulle famiglie e le comunità”.

La preoccupazione dell’OMS è dovuta a 4 motivi principalmente:

  • possibile associazione tra infezione da virus Zika e malformazioni congenite
  • potenziale di diffusione internazionale a causa della distribuzione geografica amplissima della zanzara vettore del virus
  • mancata immunizzazione delle popolazioni recentemente colpite
  • assenza di vaccini o trattamenti specifici

Come spiega il prof Esposito a Responsabile civile, il rischio in Italia rimane tuttavia contenuto e non persistono motivi di allarme.

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