Chetoacidosi diabetica non riconosciuta e morte del minore, condanna per medici e pediatra

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La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sui delicati confini della responsabilità medica, ribadendo principi fondamentali in tema di nesso causale, obblighi del medico di pronto soccorso e, soprattutto, i limiti di operatività della causa di non punibilità prevista dall’art. 590-sexies del Codice Penale (Legge Gelli-Bianco).

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da due medici (un medico di pronto soccorso e un pediatra), confermando le condanne per omicidio colposo a seguito del tragico decesso di un minore affetto da una rara e grave forma di chetoacidosi diabetica non riconosciuta e non diagnosticata in tempo e curata con protocolli inadeguati (Corte di Cassazione, quarta penale, sentenza 30 aprile 2026, n. 15654).

Il fatto: diagnosi omessa e terapie inadeguate

La vicenda clinica si snoda in due momenti cruciali. In un primo accesso al pronto soccorso, la dottoressa di turno diagnosticava al minore una semplice reazione allergica (prescrivendo antistaminici e dimettendo il paziente), omettendo di disporre basilari esami di laboratorio che avrebbero…

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