Cimiteri privati: il parere della Corte di giustizia europea

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La Cgue fa chiarezza sui cimiteri privati: la normativa italiana che vieta a imprese private di esercitare attività di conservazione di urne cinerarie è contraria al diritto UE.

In merito ai cimiteri privati, arriva il parere della Corte di Giustizia Europea.

Secondo la Cgue, infatti, sarebbe contraria al diritto comunitario la normativa italiana che vieta alle imprese private di esercitare attività di conservazione di urne cinerarie.

Lo ha stabilito la Corte UE nella causa C-342/17 tra Memoria Srl e una vedova e il comune di Padova.

Il caso

Secondo la Corte europea, il divieto sui cimiteri privati “costituisce una restrizione ingiustificata alla libertà di stabilimento garantita dal diritto dell’Unione”.

A Padova, la società Memoria dà la possibilità di conservare in un luogo gradevole (che non sia l’abitazione o il cimitero) le ceneri dei propri defunti.

Ebbene, nel caso di specie, una vedova ha deciso di usufruire di questo tipo di servizio.

Tuttavia, con una delibera del 2015, il Comune di Padova aveva modificato il regolamento dei servizi cimiteriali, escludendo che l’affidatario di un’urna cineraria potesse avvalersi dei servizi di un’impresa privata, gestita al di fuori del servizio cimiteriale comunale, per conservare urne fuori dell’ambito domestico. Insomma, un divieto sui cimiteri privati che nel caso di specie andava a confliggere con il desiderio della signora.

La vedova e la società si sono dunque rivolti al Tar del Veneto per chiedere l’annullamento della delibera e il Tar porta la questione alla Corte di giustizia.

Proprio l’organo europeo ha affermato che la normativa adottata dal Comune di Padova di fatto conferisce ai servizi comunali un monopolio sulla fornitura del servizio di conservazione delle urne. Pertanto, una normativa nazionale che vieta ai cittadini dell’Unione di fornire un servizio di conservazione di urne cinerarie in uno Stato membro viola la libertà di stabilimento, ai sensi dell’articolo 49 TFUE.

Infatti, si tratterebbe di restrizioni che non trovano giustificazioni in ragioni imperative di interesse generale (addotte dal governo italiano). Inoltre, riguarderebbero la tutela della salute, la necessità di garantire il rispetto dovuto alla memoria dei defunti e la tutela dei valori morali e religiosi prevalenti nel nostro Paese.

Essendo le ceneri inerti dal punto di vista biologico, in quanto rese sterili dal calore, la loro conservazione non può rappresentare un vincolo imposto da considerazioni sanitarie.

Secondo la Corte UE, in merito alla tutela della memoria dei defunti, la normativa nazionale si spinge ben oltre il conseguimento di tale obiettivo.

Inoltre, relativamente ai valori morali e religiosi prevalenti in Italia, la Corte rileva che l’attività di conservazione di ceneri mortuarie in Italia è assoggettata al pagamento di una tariffa stabilita dalla pubblica autorità.

Pertanto, l’apertura di tale genere di attività alle imprese private potrebbe essere assoggettata allo stesso inquadramento tariffario che il Paese evidentemente non considera contrario ai valori morali e religiosi.

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