Respinto il ricorso di un uomo accusato di omicidio colposo per aver provocato la morte del conducente di un altro mezzo violando le norme sulla disciplina della circolazione stradale

In tema di responsabilità colposa da sinistri stradali, l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione, tenendo altresì conto di eventuali imprudenze altrui, purché ragionevolmente prevedibili. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza n. 28295/2020. I Giudici del Palazzaccio si sono pronunciati sul ricorso di un automobilista condannato in sede di merito per omicidio colposo avendo cagionato, per violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, la morte del conducente di un altro mezzo.

In particolare, in base a quanto accertato, l’uomo, alla guida della sua autovettura, giunto in prossimità di un’intersezione su una strada statale, intraprendendo una repentina manovra di sorpasso a sinistra del motocarro Ape Piaggio (condotto dalla vittima) che lo precedeva – anziché procedere sulla propria corsia di marcia e di mantenere, quindi, la propria destra – andava ad impattare a forte velocità contro il Piaggio, che aveva nel frattempo intrapreso una manovra di svolta a sinistra, causando il decesso del conducente del motocarro.

La Corte territoriale – concordemente con quanto deciso dal primo giudice – aveva ritenuto che la condotta di guida dell’imputato, nell’occorso, fosse stata imprudente e connotata da colpa specifica, per non avere, in violazione dell’art. 141 cod. strada, regolato la velocità del proprio veicolo alle caratteristiche della strada e del traffico, in maniera tale da evitare ogni pericolo per la sicurezza delle persone.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte il ricorrente lamentava illogicità della sentenza, deducendo che dalla documentazione in atti non emergeva alcuna responsabilità a suo carico, posto che il perito aveva attestato che anche alla velocità di 90 Km/h” se egli avesse inizialmente intrapreso manovra di sorpasso della Piaggio Ape, non avrebbe potuto evitare la collisione. Inoltre, a suo giudizio, il motocarro effettuava una manovra di svolta a sinistra, senza avvedersi dei veicoli provenienti da tergo, violando l’art. 154 cod. strada in quanto procurava intralcio agli altri utenti. Tale censura non era stata affrontata dalla Corte territoriale.

Gli Ermellini hanno ritenuto, tuttavia, di non accogliere il motivo di doglianza. Per la Cassazione, infatti, la Corte d’appello aveva adeguatamente e logicamente motivato in punto di responsabilità, secondo corrette argomentazioni in diritto, avendo rinvenuto la colpa del prevenuto nel fatto di non avere regolato la velocità del veicolo alle condizioni della strada e del traffico, con particolare riguardo alla presenza, davanti a sé, di un mezzo che procedeva ad una velocità nettamente inferiore, e nell’avere quindi intrapreso un sorpasso a sinistra ad elevata velocità (circa 115 Km/h) nonostante fosse prevedibile la manovra di svolta a sinistra del motocarro, che si trovava in prossimità di una intersezione. Sotto questo profilo, correttamente la Corte territoriale aveva ritenuto irrilevante la considerazione del perito secondo cui l’impatto sarebbe avvenuto anche se la velocità dell’autovettura fosse stata di 90 Km/h.

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