Fatto ed epicrisi

Il 5 luglio 2007, ricovero presso la Divisione di Ginecologia per un quadro clinico deponente per Malattia Infiammatoria Pelvica (PID), così come si poteva chiaramente dedurre da quanto riscontrato in sede di PS e dall’esame ecografico eseguito in tale occasione, ossia una complex mass in sede annessiale sinistra. In regime di ricovero, eseguiva nuovo controllo ecografico pelvico che giungeva a una diversa formulazione di diagnosi della già riscontrata neoformazione pelvica, ora definita in sede annessiale destra ed a carico dell’ovaio, che veniva giudicata quale cisti funzionale, nonostante l’evidenza ecografica di contenuto fluido denso. L’esame della cartella clinica, per quanto attiene alle prescrizioni farmacologiche di interesse nel caso di cui trattiamo, ossia la necessaria terapia antibiotica, dimostra la somministrazione antibiotica solo nel I giorno di ricovero. Dimessa in data 7 luglio 2007 con incomprensibile diagnosi di “ciste ovaio, sospetto doppio distretto” e senza evidenza di proseguo del percorso assistenziale mirato alla definizione e cura della patologia annessiale e pelvica. L’inidoneità del trattamento in sede di dimissione risulta evidente dalla somministrazione di diverso antibiotico, non indicato per il reale sospetto diagnostico che avrebbe dovuto guidare l’operato sanitario e per la via di somministrazione, ora “orale”.
Seguiva controllo ecografico del 12.07.2007 (si trattava di dimissione protetta?) ove si evidenziava una complex massa annessiale sinistra, così da far risultare ancora più evidente l’errore di inquadramento della patologia.
In data 27 luglio 2007 si aveva un ulteriore ricovero presso la stessa Divisione di Ginecologia: abbiamo ora evidenza di un significativo innalzamento dei GB (WBC: 14,0) ed il quadro chirurgico di ascesso pelvico con sactosalpinge. In data 31 luglio 2007 veniva sottoposta ad intervento laparotomico, così descritto: “aperto l’addome […] Abbondante quantità di liquido sieroso denso parte del quale si invia per coltura. […] Gli organi pelvici sono conglobati fra di loro per la presenza di PID con raccolte purulenti multiple. Si procede a svuotamento di raccolte fino alla visualizzazione della tuba di sinistra circonvoluta su se stessa adesa all’ovaio omolaterale. Si immobilizza la tuba in tutta la sua lunghezza. La tuba di destra è conglobata all’ovaio omolaterale, ectasica per la presenza di pus nel suo interno. Stante la situazione l’aspetto tubarico si procede a salpingectomia con drenaggio del pus a livello dell’ovaio […] Lisi delle aderenze […]”. Siamo ormai in presenza di un quadro evolutivo ed ormai irreversibile, in termini di esiti, di una PID.
Una valutazione ecografica avrebbe potuto evidenziare, di per sé e molto verosimilmente, la reale natura della formazione annessiale e di un’eventuale sactopiosalpinge, o perlomeno dare indicazione ad ulteriore approfondimento diagnostico quali TC o RMN.
Possiamo già evidenziare una carenza diagnostica (sospetto di PID) e una grave perdita di chance terapeutica (terapia antibiotica della PID con mancato raggiungimento della guarigione); infatti, in data 27 luglio 2007, in occasione del successivo ricovero, ci si trovava di fronte ad un quadro conclamato di PID con evidenza chirurgica di sacto-pio-salpinge e associato quadro di pelvi-peritonite.
La letteratura scientifica autorevole e di riferimento, viene a validare le Nostre Tesi:
Accertamenti diagnostici adeguati e mirati avrebbero consentito la formulazione della corretta diagnosi di sacto-pio-salpinge, dando indicazione al corretto trattamento farmacologico su base antibiotica atto alla risoluzione dell’evento infettivo e concomitante riduzione del fenomeno flogistico che di per sé avrebbe ridotto la probabilità di intervento chirurgico, o perlomeno consentito una sua esecuzione innanzitutto con la consapevolezza certa di ciò che si stesse trattando e, soprattutto, in un campo operatorio non sovvertito nella sua anatomia chirurgica come di fatto si presentò al momento dell’intervento eseguito in una fase acuta dell’evento infettivo flogistico.

La paziente ed i familiari, dubbiosi della congruità dei trattamenti ricevuti, si rivolgono al ns staff medicolegale (dopo essere stati da altri consulenti che negavano ogni responsabilità della struttura!) il quale confermava loro la negligenza dei sanitari vestita da grave imprudenza.

La Paziente riferiva i seguenti problemi fisici: algie pelviche ricorrenti, dispareunia, vani tentativi di ottenere una gravidanza (giustificati infatti dalle condizioni anatomiche della tuba residua che con un accertamento nel 2014 si dimostrava chiusa) ed uno stato ansioso-depressivo con ridondanti idee di inadeguatezza.

Nostre conclusioni medico – legali erano:

Nel caso di specie, trattasi di un carente percorso diagnostico assistenziale, offerto alla sig.ra B. V., per un quadro sindromico suggestivo per Malattia Infiammatoria Pelvica, giunto all’osservazione dei sanitari a far data dal ricovero del 5 luglio 2007; come illustrato, pur nella evidenza di una formazione cistica annessiale pelvica suggestiva per PID associata a raccolta puruloide e/o cisti non funzionale, il caso non veniva correttamente inquadrato e ciò portava ad un ritardo diagnostico ed assistenziale generatore degli inattesi e non emendabili esiti.
Pertanto, la condotta dei sanitari che ebbero a prendere in carico la paziente nelle occasioni di visita e ricovero è da ritenersi incongrua e censurabile.
Si quantificava il maggior danno nella misura del 30% oltre il danno psichico:

La collegiale effettuata con l’ufficio legale contenziosi del convenuto riconosceva la responsabilità dei propri medici e riconosceva un danno pari al 20% e 80mila euro di risarcimento.

Insoddisfatti della proposta si procedeva a Mediazione come da obbligo di legge, e la paziente accettava 89mila euro come corrispettivo.

Tempo trascorso dall’apertura del sinistro alla prima proposta: 7 mesi;
Tempo trascorso dall’apertura del sinistro alla effettiva riscossione: 12 mesi circa.

Risarcimento ottenuto in fase Stragiudiziale: 89.000 euro
Nostre previsioni ex ante: 80.000€
Nostre previsioni dopo isterosalpingografia: 160.000€

Dott. Franco Carboni

(Ginecologo)

 
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Consiglio per il lettore
All’atto dell’affidamento dell’incarico ad ogni medicolegale o ad ogni rappresentante legale farsi indicare le previsioni di fattibilità del risarcimento e della somma potenzialmente adeguata al vostro caso.
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