La malasanità non ha confini geografici ben definiti. E anche laddove ci sono eccellenze, l’errore sanitario è dietro l’angolo. E a volte si tratta di errori grossolani.
L’oggetto di analisi che vogliamo proporre al lettore oggi è la Toscana. Il quotidiano on line de Il Tirreno ha pubblicato la scorsa settimana l’elenco dei 5 casi di malasanità che hanno scosso la regione.
Il primo è quello di Roberto Vittorello, un 65enne di Pistoia. L’uomo fu operato nel 2013 per un’ernia discale presso la clinica neurochirurgica di Careggi a Firenze.
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Ecco le sue parole
“Sono stato operato dall’allora primario facente funzione il quale mi disse che non ci sarebbero stati problemi e che mi avrebbe operato tranquillamente, mentre altri chirurghi mi avevano sconsigliato di farlo, vista la pericolosità dell’intervento ed il possibile rischio di paralisi – racconta Vettorello al Tirreno di Pistoia – Sono stato in sala operatoria 9 ore e quando sono tornato in reparto ho capito subito che c’era qualcosa che non andava, ma mi dicevano che era un fattore psicosomatico perché avevo avuto quel terribile dolore per molti anni. Solo dopo 7 giorni dall’intervento il primario mi comunica, senza particolare imbarazzo, che si era verificato un errore: avevano sbagliato vertebra, avendo operato al livello D5-D6, dunque un livello discale sano, e non al livello D6-D7 come avrebbero dovuto. Dovevano dunque rioperarmi nuovamente. Sono andato in crisi
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Secondo caso
In base alle statistiche, succede una volta su tremila. La prassi vuole che gli strumenti operatori vadano contati prima, durante e dopo gli interventi. Non è stato così per un paziente operato all’addome all’ospedale di Carrara. I medici, in questo caso, sono colpevoli di aver dimenticato delle pinze nella cavità addominale. L’uomo, 55 enne, dopo l’operazione inizia ad accusare dolori e viene ricoverato di nuovo. Ad accorgersi dello strumento è il radiologo di turno.
Terzo caso. Via la prostata per errore
«Scusi ci siamo sbagliati, troviamo un accordo». Questo si è sentito dire un imprenditore livornese a cui hanno tolto la prostata sana per uno scambio di analisi. Un caso successo all’ospedale Cisanello di Pisa e che all’Asl è costato un risarcimento di oltre 200mila euro.
La cistifellea che non c’è più
Ospedale “Misericordia” di Grosseto. “Normodistesa, a pareti regolari, indenne da alterazioni del contenuto”. Questi sono i risultati delle analisi alla colecisti di una 62enne dopo essersi sottoposta ad un’ecografia all’addome. Peccato che la signora non abbia più la cistifellea da sei anni, dopo che le fu asportata in seguito ad un’operazione. In questo caso, più che “malasanità” parliamo di “fantasanità”.
Manovra errata, le perforano l’intestino
Succede a Pontedera (PI). Un paziente viene operato all’addome per asportare un’ernia, nata come conseguenza di un’altra operazione. L’uomo viene rioperato ma i medici, causa una manovra errata, gli perforano l’intestino. Nelle settimane successive il paziente si è rivolto a un legale e ha presentato una denuncia con tanto di richiesta danni.
Risultato: risarcimento di 60mila euro.
 

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